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SCAMBIO SCOLASTICO
E GEMELLAGGIO SCUOLA MEDIA SANTU LUSSURGIU (OR) E MONTALTO
DELLE MARCHE (AP) |
| ITINERARIO
DEL GIORNO 18 APRILE 1989 - FRASASSI (AN) - LORETO (AN) -
RECANATI (MC) - ORTEZZANO (AP) |
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1^ TAPPA: LE GROTTE DI FRACASSI
Oggi, 18 aprile,ci siamo alzati molto presto (alle 06,00 !)
per visitare le Grotte di Frasassi, il Santuario di Loreto e
Recanati. Abbiamo fatto colazione alle 07,00 (cioccolata, thè,
panini tostati ripieni di nutella e biscotti). Dopo la colazione
siamo saliti in pullman e ci siamo diretti verso la S.S. Adriatica
alla volta di Ancona.
Il viaggio è stato abbastanza lungo, circa tre ore,
che abbiamo trascorso in allegria. Abbiamo saltato il primo
appuntamento perché siamo arrivati in ritardo, allora
ce ne hanno fissato un altro per le 11,00 e nell'attesa abbiamo
fatto shopping tra le tante bancarelle. Nelle grotte ci ha
accompagnato una signorina che faceva da guida e ci ha spiegato
che quelle di Frasassi sono tra le più grandi e belle
d'Europa.
LE SCOPERTE DELLA GROTTA GRANDE
DEL VENTO
Fino al 1912, anno in cui venne aperta una strada attraverso
la Gola, la zona era conosciuta oltre che dagli abitanti dei
luoghi, solamente da alcuni studiosi di preistoria e di scienze
naturali che sporadicamente avevano visitato le caverne più
note e accessibili.
Negli anni compresi fra le due grandi guerre si hanno notizie
frammentarie di qualche esplorazione effettuata da alcuni
speleologi, ma per una ricerca sistematica, con intenti scientifici
si deve arrivare al 1948, quando il Gruppo Speleologico Marchigiano
di Ancona inizia la sua attività.
Sono infatti alcuni componenti di questo gruppo che tra le
altre scoperte individuano per la prima volta, il 28 giugno
dello stesso anno, la "Grotta del Fiume".
Il dott. Mario Marchetti scopre l'ingresso di questa cavità
e insieme all'ing. Paolo Beer e il dott. Carlo Pegorari ed
altri, la esplorano per oltre un chilometro.
Si costituiscono, poco tempo dopo, i Gruppi Grotte del C.A.I.
di Jesi e di Fabriano che effettuano numerose scoperte ed
esplorazioni di altre grotte della zona.
Nel 1966 l'ing. Maurizio Borioni del Gruppo Speleologico A.S.C.
I. Fabriano trova nella Grotta del Fiume, al di là
di uno stretto passaggio che oggi porta il suo nome, una ulteriore
diramazione che viene esplorata per circa un chilometro; in
un cunicolo vengono rinvenute orme di Hyaena spelaea, impresse
sul fango.
Nel luglio del 1971, sette giovani speleologi iesini, Mario
Cotichelli, Mauro Coltorti, Armando Antonucci, Giampiero Rocchetti,
Mauro Brecciaroli, Massimo Mancinelli, Roberto Toccaceli,
dopo aver risalito il Pozzo dei Cristalli nella Grotta del
Fiume, rinvengono uno stretto buco da cui proviene una forte
corrente d'aria. Successivamente, a più riprese, allargano
con martelli e scalpelli questo passaggio lungo tre metri
e il primo agosto 1971 superano quella che sarà chiamata
la "Strettoia del Tarlo" ed esplorano circa 5 chilometri
di nuova grotta costituita da un'impressionante susseguirsi
di imponenti gallerie, tenebrosi pozzi, graziose sale.
Vengono rinvenute ossa di stambecco, di orso e, impresse sulle
argille di alcuni ambienti, conservatesi per millenni, si
ritrovano orme di Orso Bruno.
Il 25 settembre del 1971 Rotando Silvestri del G.S.M. C.A.I.
di Ancona scopre, sulle pendici Nord di Monte Valmontagnana,
uno stretto imbocco. Insieme agli amici, dopo aver liberato
il varco dai detriti, strisciando entra nello stretto passaggio
che, dopo alcuni metri, termina in una piccola sala. L'entusiasmo
del Gruppo sembra svanire quando ad un tratto una corrente
d'aria, proveniente da piccole aperture, rinnova le speranze
di una scoperta più consistente. Infatti, quasi sempre,
il soffiare dell'aria nelle grotte indica la vicina presenza
di vasti ambienti.
Si ritorna a scavare, ma la scarsità di arnesi permette
solamente il passaggio violento e rumoroso del vento di cui
poi ci si ricorderà nel dare il nome alla grotta "Grotta
Grande del Vento".
Lo scavo riprende a distanza di pochi giorni con attrezzature
più idonee e con un maggior numero di uomini, cosicché,
in breve tempo, è possibile rimuovere quanto necessario
per creare un passaggio.
La Grotta prosegue, si discende in una sala allungata, si
risale una strettoia e infine, dopo essersi calati per 10
metri in un ripido scivolo, si arriva al ciglio di un baratro
che precipita nel buio.
Un sasso gettato da uno del gruppo nel nero profondo sembra
cadere nel nulla: trascorrono circa sei secondi di assoluto
silenzio, prima che si senta un sordo e lontano tonfo.
Le menti degli speleologi nei brevi attimi successivi, calcolano,
in base a precedenti esperienze, la possibile profondità
dell'abisso.
Il computo ha dell'incredibile: un salto di oltre 100 metri.
Ciascuno, alle tremule luci delle fiammelle, cerca nello sguardo
degli amici la conferma della eccezionalità della scoperta.
Una fantastica gioia invade in un momento tutti i membri della
spedizione e, dopo aver dato sfogo all'indescrivibile entusiasmo,
si incomincia a pensare al modo di discendere nell'abisso
per proseguire nell'esplorazione.
Le scalette di cavo d'acciaio e le corde non sono sufficienti
per raggiungere il fondo e, per quel giorno, si deve di malavoglia
ritornare indietro.
Venne preparata, in comprensibile segreto, una nuova spedizione,
approntando velocemente attrezzature
che permisero in seguito di discendere nel vuoto per circa
110 metri nell'enorme salone sottostante, chiamato: "Abisso
Ancona".
L'esplorazione continua per chilometri, le bellezze racchiuse
per millenni vengono violate, le luce degli speleologi anconetani
illuminano un susseguirsi incredibile di gallerie, pozzi e
saloni grandiosi, in tal numero che, per non smarrirsi, è
necessario far uso di fili e di altri accorgimenti.
Le nuove scoperte vengono divulgate dai giornali, il Gruppo
Speleologico di Jesi intensifica la sua attività nella
Grotta del Fiume, cercando, come gli speleologi anconetani
nella Grotta Grande del Vento, una congiunzione tra le due
cavità.
Infatti l'ipotesi riguardante l'esistenza di una comunicazione
tra i due ambienti ipogei si rafforza sempre di più;
la conferma si avrà solo nel dicembre del 1971.
Infatti il giorno 8 di quel mese speleologi del C.A.I. di
Fabriano attraversano la parte recentemente scoperta dagli
iesini, superano un difficile passaggio già individuato
in settembre da Maurizio Borioni, Valerio Lippera e Giuseppe
Maccari e, dopo circa 100 metri di nuovo e tortuoso percorso,
rinvengono tracce degli speleologi anconetani nella Grotta
Grande del Vento.
Il passaggio che congiunge le due grotte sarà chiamato
"Condotta dei Fabrianesi".
Ecco quindi che le due cavità divengono un unico intricato
reticolo di ambienti sotterranei che si sviluppano per oltre
12 chilometri.
Le magnificenze di questo inenarrabile mondo sotterraneo,
per oltre due anni, restano esclusivo scenario dei soli speleologi
che, con adeguate attrezzature e superando notevoli difficoltà
esplorano questi ambienti.
Le descrizioni, ma soprattutto le fotografie eseguite dagli
speleologi, fanno conoscere le bellezze della Grotta
Grande del Vento per la prima volta.
Il comune di Genga, sotto il cui territorio ricade la Gola
di Frasassi, unitamente all'Ente Provincia di Ancona, costituisce
sul finire del 1972, il "Consorzio Grotte Frasassi"
che ha come fine la valorizzazione e la salvaguardia delle
Grotte della zona.
Questo Consorzio, con l'apertura di una galleria artificiale,
la costruzione di un comodo percorso di circa 600 metri e
l'installazione di un impianto di illuminazione suggestiva,
rende accessibile ai turisti la parte più bella della
Grotta Grande del Vento.
Si inagura così, il primo settembre 1974, un tratto
percombile - successivamente prolungato - e la fama di questa
meravigliosa gemma dell'Appennio marchigiano richiama ben
presto un impressionante numero di. visitatori.
I Gruppi Speleologici delle Marche, proseguendo la loro attività
esplorativa e scientifica, sono attualmente impegnati nella
difficile ricerca di una probabile comunicazione della "Grotta
Grande del Vento" con il "Buco Cattivo". Quest'ultima
grotta, esplorata finora per circa 5 chilometri, si trova
infatti immediatamente sopra una diramazione della Grotta
Grande del Vento.
2^ TAPPA:
IL SANTUARIO DI LORETO
Dopo la visita alle grotte (che è durata circa un'ora)
e il pranzo al sacco, siamo ripartiti alla volta di Loreto
per visitare il santuario della Santa Casa.
Quello della S.Casa di Loreto viene ritenuto il più
famoso satuario italiano. La grandiosa costruzione venne iniziata
in forme
gotiche e, continuata in forme rinascimentali, fu terminata
nel '700 con il campanile del Vanvitelli.
Impossibile descrivere la ricchezza degli arredamenti, della
stessa architettura così come del vero e proprio tesoro
rappresentato dalle donazioni dei fedeli, che ogni anno visitano
a centinaia di migliala il santuario con pellegrinaggi che
sovente coincidono con le principali feste della Madonna.
Il Santuario di Loreto conserva, secondo un'antica tradizione,
la Casa nazaretana della Madonna. La dimora terrena di Maria
a Nazareth era costituita da due parti: da una Grotta scavata
nella roccia, tuttora venerata nella Basilica dell'Annunciazione
di Nazareth, e da una Casa in muratura antistante.
Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono
espulsi definitivamente dalla Palestina con la perdita del
Porto di Accon, la Casa in muratura della Madonna fu trasportata,
"per ministero angelico", prima in Illiria e poi
nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294).
Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati
degli scavi archeologici nel sottosuolo della S. Casa (1962-65)
e a studi filologici e iconografici, si va sempre più
confermando l'ipotesi secondo cui le pietre della S. Casa
sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa umana.
Infatti, un documento del settembre 1294, scoperto di recente,
attesta che Niceforo Angelo, despota dell'Epiro, nel dare
la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Tranto, quartogenito
di Carlo II d'Angiò, redi Napoli, trasmise a lui una
serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza:
"Le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra
Signora La Vergine Madre di Dio".
La notizia trova riscontro con quanto alcuni studiosi, agli
inizi di questo secolo, dicono di aver letto in altri documenti
dell'archivio vaticano, oggi introvabili, secondo i quali
la citata famiglia bizantina Angelo o De Angelis, nel sec.
XIII, salvò le pietre della S. Casa di Nazareth dalle
devastazioni dei musulmani e le fece trasportare a Loreto
per ricostruirvi il sacello.
Anche alcuni reperti archeologici confermano il documento
del 1294: due monete (trovate sotto la S. Casa) di Guido de
La Roche, duca d'Atene dal 1287 al 1308 - epoca della traslazione
della S. Casa - figlio di Elena Angelo, cugina di Ithamar,
e vassallo di Filippo di Taranto; una scritta su una pietra
della S. Casa, dove sembra potersi leggere Ateneorum,
cioè "degli Ateniesi", con riferimento all'ambito
geografico e familiare degli Angelo; una moneta di Ladislao
d'Angiò-Durazzo, pronipote di Filippo di Taranto e
re di Napoli dal 1386 al 1414, trovata murata tra le pietre
della S. Casa insieme con cinque crocette di stoffa rossa
di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un
ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi
e le reliquie, e insieme con i resti di un uovo di struzzo,
che subito richiama la Palestina e una simbologia riferentesi
al mistero dell'Incarnazione.
Di grande interese risultano anche alcuni graffiti incisi
sulle pietre della S. Casa, assai simili a quelli riscontrati
a Nazareth.
Forse dal nome degli Angelo d'Epiro può essere sorta
la versione popolare del trasporto della S. Casa "per
ministero angelico".
La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita
solo da tre muri, perché la parete orientale, ove sorge
l'altare, fin dalle origini ha subito profonde trasformazioni.
I tremuri originari -senza fondamenta proprie e poggianti
su un'antica via - si innalzano da terra per tremetri appena.
II materiale sovrastante, costituito di mattoni locali, è
stato aggiunto in seguito, compresa la volta (1536), per rendere
l'ambiente più adatto al culto. Il rivestimento marmoreo,
che sostituisce il primitivo muro in mattoni, detto dei recanatesi
(inizi sec. XIV), fu voluto da Giulio II e fu realizzato su
disegno del Bramante (1507 c.) da rinomati artisti del rinascimento
italiano.
La statua della Vergine col Bambino, in legno scuro di cedro
del Libano, sostituisce quella del sec. XIV, distrutta da
un incendio nel 1921.
Qualunque sia la verità sul trasporto della S. Casa
- "per ministero angelico" o per iniziativa umana,
essa pure ispirata dall'alto - è certo che Loreto ha
un legame tutto speciale con la dimora nazaretana di Maria.
L'insigne reliquia è per il pellegrino occasione e
invito per meditare i suoi alti messaggi biblico-teologici
e spirituali.
3^
TAPPA: RECANATI
Da Loreto, velocemente, verso Recanati. Siamo in ritardo e
casa Leopardi chiude alle 17,00!
Abbiamo potuto visitare soltante la Biblioteca di Casa Leopardi
che dispone di circa 20.000 volumi disposti in vetrine e splendidi
scaffali. Molti i manoscritti autografi del poeta, gelosamente
conservati in teche pregiate.
Una notizia curiosa che la nostra Guida ci ha fornito è
che gli eredi del poeta marchigiano abitano ancora il piano
superiore del palazzo e proprio per questo motivo ci ha raccomandato
di non fare confusione perché li avremmo disturbati.
La nostra Guida ci ha mostrato anche la finestra dalla quale
Leopardi ammirava la giovane fanciulla da lui tanto amata.
Teresa Fattorini.
A SILVIA Pisa 1828
Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale
quando beltà splendea
nei tuoi occhi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
stanze, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il Maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e Ie sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d'in sui veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela...
Da Casa Leopardi ad un altro luogo di poesia, infinito!
4^ TAPPA:
ORTEZZANO
Da Recanati direttamente a Montalto per una veloce rinfrescata
e partenza per Ortezzano dove ha sede una sezione staccata
della Scuola Media "G.Sacconi".
Sulla piazza all'imbrunire c'era il Sindaco ad attenderci,
i nostri coetanei marchigiani e tanti genitori.
Abbiamo cenato in piazza con panini, salsicce tipiche, un
buon vino e tante bibite. Poi, visita notturna al centro storico
di Ortezzano e per finire, esibizione della "CORDATA",
coro maschile che ha proposto una meravigliosa serie di canti
alpini.
A fine concerto abbiamo offerto ai nostri amici due bottiglie
di "filu 'e ferru" di Santu Lussurgiu, e quasi per
magia i canti sono ricominciati !
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