Ad
ogni passaggio d’epoca ci si chiede chi è l’uomo e quale sarà il suo
destino. Per dare risposte a questi interrogativi, una risposta che
non sia un sistema teorico astratto, quanto piuttosto un cammino, un’esperienza,
è necessario che l’uomo entri in una dimensione di ricerca spirituale,
ritorni all’armonia, alla universalità totale di tutte le cose. La strada
dei novenari e un itinerario fortemente caratterizzato dalla spiritualità
e sacralità dei luoghi e dei monumenti da visitare.Un rapporto reale
e stupefacente con l’Universo Sardegna: tappe dello Spirito – potremmo
chiamarle – a forte valenza simbolica e spirituale che hanno suscitato
nelle passate epoche storiche e suscitano ancora nel visitatore – pellegrino,
propositi di purificazione e rinnovamento.
I centri religiosi temporanei sono generalmente sorti come conseguenza
della venerazione dei devoti per un santo e sono stati costruiti dove
si è ritrovata la sua sepoltura o nel luogo di un martirio o dove sono
avvenute apparizioni o manifestazioni dirette che la divinità ha fatto
di sé stessa o della propria natura.
Nell’antichità
gli attributi di sacralità dati ad un luogo erano dovuti al fatto che
solo in quel sito si era manifestata la divinità lasciando le cose
intorno piene della sua grazia e dove i fedeli hanno continuato ad affluire
anche dopo la cessazione di quella particolare religione che ne aveva
esaltato e sacralizzato il sito rimpiazzata dalla nuova fede che si
era imposta.
La maggior parte dei centri religiosi temporanei sono infatti sorti
sopra luoghi di antichi rituali pagani o nelle loro immediate vicinanze
le cui tracce sono state assimilate dal Cristianesimo senza che si sia
verificata una soluzione di continuità con la tradizione.
In epoca bizantina
verso il secolo VIII, durante la persecuzione iconoclasta molti monaci
ortodossi si erano rifugiati in Sardegna dove avevano costruito diversi
centri monastici rurali attorno a chiesette, intitolate a santi del
menològio greco, con attorno le cellette o casette dei monaci conversi,
i Kelliotes.
Queste piccole costruzioni si affacciavano su uno
spazio centrale (mandra) e poggiavano su un muro che cingeva
l’intero complesso seguendo la tipologia del recinto. I centri di cui
trattiamo ne ricalcano esattamente lo schema planimetrico simile a quello
delle “laure“ del monte Athos. Infatti le casette destinate al
riparo dei novenanti e dei pellegrini nella maggior parte dei casi sono
disposte a schiera attorno alla chiesa e corrono continue lungo il bordo
dell’area creando un recinto di forma poligonale o, più spesso, ellittica.
Caratteri tipologici ed elementi architettonici
Le dimore temporanee suddette, chiamate Muristenes o Cumbessias (Pendentes a Scano Montiferro), sono corpi di fabbrica elementare
composti generalmente da uno o due ambienti coperti da un tetto ad una
o due falde. I più antichi avevano un focolare centrale, qualche sedile
di pietra e altre semplici infrastrutture. Alcuni si distinguono dagli
altri, come quello del prete o del priore che quasi sempre sono più
grandi. Con i suddetti termini vengono spesso impropriamente indicati
anche i loggiati dove si vendevano mercerie, cibarie e prodotti di artigianato
locale.
Sovrapposizioni storiche
I Novenari hanno precedenti preistorici: esiste, infatti una continuazione
di culti che si svolgevano dal periodo eneolitico fino al monachesimo
medioevale che ne avrebbe sancito la continuità di luogo sacro. Attorno
a diversi santuari prenuragici e nuragici si costruivano capanne per
i pellegrini, recinti, loggiati ed edifici per il mercato e per le riunioni.
A titolo comparativo si possono citare alcuni esempi che sono veri e
propri antecedenti degli attuali novenari: 1) Il santuario prenuragico
di Monte d’Accoddi, presso Porto Torrers (SS), che si eleva al centro
di un villaggio sacro temporaneo formato da aggregati di capanne per
i pellegrini; 2) Il santuario di Santa Vittoria presso Serri (CA) composto
da diversi gruppi di edifici, un tempio a pozzo e un “recinto per le
feste” dove i pellegrini stazionavano e riposavano; 3) Il tempio a pozzo
di Santa Cristina di Paulilatino (OR) attorno al quale si notano i resti
di numerose capanne che venivano utilizzate come dimore temporanee.
Diffusione e ubicazione
La maggior diffusione dei centri religiosi temporanei si ha nella Sardegna
centrale, nella fascia che si estende dal golfo di Oristano a quello
di Orosei, in modo particolare nelle regioni del Guilcieri e del Barigadu,
dove si trovano numerosi Comuni che comprendono più di un “centro” nel
loro territorio. Sorgono raramente in pianura o in prossimità del mare,
mentre si trovano, nella maggior parte dei casi, sui rilievi delle zone
più interne ad una altitudine media di 420 m. s.l.m.. Un dato interessante
è che il 30,67% dei centri religiosi temporanei in uso (circa 80) sono
intitolati alla Madonna.
Festeggiamenti religiosi e civili
Il trasferimento è una forma ritualizzata di pellegrinaggio che dà inizio
alla novena; consiste nel trasferimento dalla parrocchia del paese alla
chiesa campestre della statua del santo.
Il simulacro viene generalmente
trasportato a braccia o su una lettiga dai confratelli preceduti dal
prete e seguiti dai fedeli che fino a qualche anno fa, in segno di devozione
o per sciogliere un voto, percorrevano il tragitto a piedi nudi.
L'atmosfera
del pellegrinaggio esprime chiaramente una profonda religiosità. Dopo
i nove giorni si ripete il trasferimento in senso inverso, con lo stesso
rituale; solo in pochi casi il trasferimento non avviene perché la statua
del Santo resta tutto l'anno nella chiesa campestre.
Attualmente si
usano mezzi a motore e un numero sempre più esiguo di devoti compie
il tragitto a piedi.
L'aspetto religioso della vita comunitaria è organizzato
dal sacerdote; la novena, ripetuta per nove giorni, si compone di orazioni
a modulo fisso, preghiere al santo e canto delle lodi in lingua sarda,
dette gosos o goccius, che rispecchiano i goigs catalani.
In alcuni casi la novena si ripete per due volte, con una
durata massima di 18 giorni e, qualche volta, viene fatta senza la presenza
della statua. In molti novenari, al termine delle celebrazioni, il santo
viene portato di muristene in muristene dall’obriere o
da un devoto seguito da alcuni ragazzi addetti alla questua.
La festa
religiosa culmina con una processione attorno alla chiesa; il corteo
si snoda seguendo un ordine prestabilito: avanzano per primi i cavalieri,
seguono lo stendardo del santo, le confraternite, il simulacro, il sacerdote
e infine una moltitudine di fedeli che recitano orazioni e intonano gosos.
L'organizzazione della festa religiosa è affidata al sacerdote
che divide il suo compito con un procuratore detto oberaju o
priore che organizza e provvede al benessere dei novenanti compresi
i pranzi e gli intrattenimenti.
Anticamente nei novenari stava l'eremitano
(hermitano o pregador), raccoglitore di offerte, che aveva
il compito di custodire e sorvegliare il santuario.
Oggi il sacerdote e il priore sono spesso coadiuvati da un comitato che si occupa prevalentemente
dell’aspetto profano della festa.
Aspetti pagani o semidevoti
In molti novenari la sera della vigilia della festa si da inizio ai
rituali le cui radici sono da ascriversi al mondo pagano, come quello
di eseguire dei balli intorno ad un grande fuoco acceso nel sagrato
della chiesa, che assume un aspetto marcatamente sacrale.
Un altro rituale tra i più interessanti è il pernottamento, cioè il dormire
presso i muristenes, usanza che affonda le sue radici nei santuari
pagani dove i fedeli si recavano in occasione delle feste.
Nella storia
delle religioni quest'usanza, praticata allo scopo dl ricevere nel sogno
rivelazioni divine, era detta incubazione o incubatio che è continuata
nel rito greco, soprattutto presso le chiese di San Michele Arcangelo
considerato santo guaritore; i fedeli dormivano all'interno del tempio
a Lui dedicato perché potesse indicare in sogno la cura per alcune malattie.
Questo rituale era comune nelle chiese campestri se, dal secolo XVI,
sono state emanati diversi pregoni con lo scopo di condannare e proibire
quest'usanza; per esempio, il Sinodo di Torres del 1625 fa un chiaro
riferimento ai riti di incubazione che si praticavano all'interno delle
chiese "...è necessario estirpare un abuso... in occasione della
festa dei santi, uomini e donne si trattengono assieme per tutta la
notte, non senza evidente scandalo" .
Anche
Francesco Alziator vede nel pernottamento dei pellegrini presso i muristenes una continuità legata agli antichi riti della incubatio,
della quale ormai si è perso il ricordo ed il significato per una specie
di dannatio memoriae o perdita della coscienza e ormai il dormire
e considerato soltanto un motivo di riposo. In Sardegna si è sempre
data una grande importanza all'esperienza del sonno in senso divinatorio
e terapeutico; l'attività onirica era strettamente legata alla sfera
del sacro come veicolo che poteva consentire un contatto con la divinità
o con i defunti e come conoscenza di una realtà esterna.
Oltre
che dormire dentro le chiese si usava anche mangiare e ballare e, malgrado
le condanne dei Sinodi, che dal sec. XVI al XIX vietavano queste usanze,
esse sono perdurate fino alla fine del sec. XIX e all'inizio del XX.
La profonda religiosità dei Sardi, il grandissimo numero di santuari
esistenti e perciò anche di feste in onore di santi, la "cantidad
de las ferias" hanno creato nel passato qualche problema come il
rallentamento della stessa amministrazione della giustizia, tanto che
sono stati emanati pregoni, come quello del marchese di Cortanza del
14 gennaio 1728 o quello del viceré Don Francesco Conte Tana del 30
agosto 1759, per cercare di rallentarle e di sopprimerne alcune. Ma
le feste non solo decrescevano, anzi aumentavano. Anche i Prefetti le
criticavano perché spesso provocavano "interruzioni di utili lavori,
spese inutili, sprechi e risse"; si condannavano usi profani come
quello del curiolu (l'offerta di pane e di carne a coloro che
erano intervenuti alla festa), delle questue, dei banchetti dei priori
e tutti i divertimenti profani che però, per la forza della tradizione,
non sono mai scomparsi completamente. In alcuni centri religiosi la
fede raggiunge veramente una grande intensità espressiva e lo dimostra
la grande quantità di ex voto appesi alle pareti delle chiese;
in altri la taumaturgia di certi santi guaritori ha ancora un discreto
credito e molte pratiche sopravvivono in manifestazioni sporadiche e
limitate, spesso degenerate nel loro contenuto originale, evidenziando
però quell’aspetto particolare della medicina popolare chiamata anche
teologica, che sarebbe più giusto chiamare magica.
Molti
centri religiosi temporanei recentemente sono stati ricostruiti ed attrezzati
con collegamenti e comodità commisurate alla ricettività di centinaia
di fedeli che li visitano ed hanno assunto l'apparenza di veri e propri
villaggi, sono aperti tutto l'anno e frequentati anche fuori novena.
Diversi muristenes sono stati snaturati con l’aggiunta di corpi
superfettativi o attraverso aperture, ingressi secondari e l'uso di
materiali diversi che non rispettano le caratteristiche locali, con
la conseguente perdita dell'unità architettonica.
Se
il pellegrinaggio sopravvive ancora in forme anche vistose, ormai sta
diventando quasi privo di ogni spinta interiore e di ogni significato
puramente religioso. Il lento ma inesorabile tramonto di certe forme
di culto è, in fondo, la crisi del senso religioso che coinvolge credenze,
tradizioni, abitudini e atteggiamenti.
Raffaele
Fadda
Umberto
Guerra
|
|
SCHEDA TECNICA |
| Periodo consigliato |
Primavera / Estate / Autunno |
| Grado di difficoltà |
Facile |
| Tempo di percorrenza |
7-8 ore soste incluse |
|
| Elementi d'interesse |
Archeologico,architettonico paesaggistico, spirituale, religioso |
| Equipaggiamento |
Scarponcini da trekking, Macchina fotografica, borraccia, zaino leggero, Pranzo
al sacco o tipico lungo l'itinerario |
| Tipo d'itinerario |
Adatto a tutte le età |
| Riferimenti cartografici |
I.G.M. Carta d'Italia 1:25000, F. 206,II, III N.E. Santu Lussurgiu |
| Presenza segnavia |
Cartelli stradali |
| Tappe dell'itinerario |
Santu Lussurgiu - Bonarcado - S. Cristina - San Serafino - S. Giovanni
- S.Raffaele - Abbasanta - S. Agostino |
Percorribile anche in:
   |










|