Lunedì, 23 Ottobre 2017
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bottiglcognacSantu Lussurgiu vanta un'antichissima tradizione enologica anche se attualmente la produzione soddisfa appena il fabbisogno delle famiglie.

I vigneti di Santu Lussurgiu, in prevalenza a ceppo basso, sono disposti al limitare dell'altopiano di Abbasanta verso est e quindi soleggiati durante tutto il giorno. L'origine vulcanica della terra e la conseguente ricchezza di sali minerali in essa disciolti, conferiscono eccezionali qualità alle produzioni.

Insomma, si tratta di veri e propri giardini dedicati a Bacco che gli anziani del paese sino a qualche tempo fa raggiungevano di mattino presto in groppa all'asino con l'orologio delle stagioni in testa e una filosofia della vita e del lavoro rispettosissimi della natura e dei suoi ritmi profondi.

A Santu Lussurgiu quasi tutte le abitazioni del centro storico dispongono di una cantina, spesso scavata nella roccia: un condizionatore naturale dove il vino stagiona in botti di castagno ed è spillato senza parsimonia e con orgoglio da su mere (il padrone) nella giornata di Santu Andria per il tradizionale assaggio del vino nuovo e, ripetutamente nel corso dell'anno, in magasinu, durante le interminabili discussioni tra amici.

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Altra arte antichissima è la distillazione dell'acquavite, abbardente o filu 'e ferru (letteralmente filo di ferro ). Questo curioso nome ha origini dall'attività di distillazione clandestina del vino che a Santu Lussurgiu era molto diffusa. 
Per tenere segreta questa attività, si nascondevano gli alambicchi sottoterra, segnando il punto esatto con il fil di ferro, per ritrovare in seguito l'attrezzatura!

Già dal secolo XVIII numerosi pregoni minacciavano sanzioni severissime per arginare e reprimere il fenomeno della distillazione clandestina, la quale veniva praticata particolarmente nei villaggi di Villacidro e Santu Lussurgiu ch' erano i principali centri distillatori, ai quali seguivano quelli di Laconi, Osilo, Sassari, Tempio, Bosa, Oristano, Cabras e altri minori. 
alambiL' acquavite, come lo stesso "pregone" dice, veniva «esitata all' ingrosso, e a botti veniva portata a Cagliari dove aveva largo consumo nella darsena, fra gli scaricatori, tra i contadini, carradori e rigattieri».

L'acquavite di Santu Lussurgiu è la più conosciuta e apprezzata dell'isola anche perché la tradizione si è avvalsa già dalla seconda metà dell' Ottocento delle tecniche raffinatissime introdotte dal Prof. Dott. Don Nicolò Meloni di Santulussurgiu, eminente studioso dell'agricoltura sarda, assistente del prof. Ottavi, appassionato bachicultore e allevatore di bestiame. 
Nicolò Meloni si dedicava alla vinificazione con tecniche d' avanguardia a livello europeo, fu modificatore di un sistema di fermentazione dei vini e produttore del famoso «Cognac Sardegna» di cui riportiamo copia di una rara etichetta.

L'attività di Nicolò Meloni proseguì con il figlio Don Deodato Melonianch'egli memorabile per alcuni coraggiosi esperimenti quali la coltivazioni dei bachi da seta, la creazione di cantine razionali per la produzione del cognac.

copertinaEgli ha voluto, inoltre, legare il suo nome ad un opera benefica, donando al Comune una vasta tenuta per la creazione di una Scuola statale di qualificazione agraria, per l' educazione e l'istruzione dei giovani del luogo e dell' intera regione.

Purtroppo da tempo la scuola è stata trasferita e i locali, pur da poco ristrutturati, restano inutilizzati e nel più completo abbandono, in mano ai predatori!

In questi ultimi anni, la nomea dei lussurgesi come valenti distillatori si è confermata ed evoluta dal punto di vista tecnologico e di mercato con la nascita delle Distilerie Lussurgesi ad opera di un coraggioso imprenditore, giusto erede di una tradizione secolare e buon amico!...

enogastronomiaLa vigna è una tigna si dice dalle mie parti... ed è effettivamente così, soprattutto a Santu Lussurgiu, dove orgoglio, tenacia e amore per la natura e per il buon vino caratterizzano più che altrove questa parte di Sardegna!

Un impegno e una fatica che in determinati periodi dell'anno vanno ben oltre i pur faticosi lavori che spesso si è costretti a fare e mettono a dura prova la resistenza fisica e psicologica, (ti provan sos criccos,  dicono a Santu Lussurgiu): i ceppi a volte sembrano non finire mai..., soprattutto a viticoltori dilettanti come me, poco avvezzi a lavori manuali continuativi...

La mia vigna è a qualche chilometro da Santu Lussurgiu sulla strada per Paulilatino in località "S'Arzola 'e sa mola". Un migliaio di ceppi ad alberello impiantati, dopo un ciclopico spietramento, circa 15 anni fa da mio suocero, da me e mio cognato. Mio suocero ne andava molto fiero, le uve innestate sono quelle tipiche della tradizione lussurgese: Passale nieddu, Nieddu proccu, Paloppo, Muristellu, Lacconalzu biancu, Muscatellu sardu, Bianca settima, Nieddu mannu, Zirone sardu, Zirone pascale e un paio di favolosi Moscato d'Amburgo e altri... Non sono ancora in grado di tradurre in italiano le specie viticole impiantate,

La vigna venne gravemente danneggiata dopo un paio d'anni dal suo impianto (oltre 250 ceppi tagliati a roncola) nel pieno del suo splendore produttivo per problemi legati allo sconfinamento del bestiame. Per mio suocero fu un colpo tremendo, non vi si recò più per almeno una decina di giorni, ma poi nonostante tutto continuò a portarla avanti (almeno ciò che della vigna era rimasto) sino a quando le forze glielo consentirono. Mattiniero, vi si recava a dorso d'asino e l'inseparabile "Demetrino" piccolo cane meticcio che lo seguiva e faceva vita comune con l'asino. In vigna eseguiva qualche lavoretto per poi proseguire nell'altra vigna - oliveto più a valle in località "Tiu Serra".

Nel 1997 la vigna è passata alle mie cure; e come mi capita quasi sempre per le nuove iniziative, l'entusiasmo e la voglia di fare era alle stelle. Un nuovo cancello, ricostruzione di muri a secco franati, pali e filo spinato di recinzione, delimitazione con grossi macigni di uno spazio da destinare ad altre colture, percorribilità con un motocarro dell'intero perimetro della vigna e poi grossi macigni di basalto riportati in superficie, spaccati in blocchi per realizzare una Pinnetta (l'antico rifugio dei pastori) che ha come fondamenta un vasto banco di rocce.

In questa ultima opera non ancora completata (e non so se potrà esserlo mai), non mi è possibile non ricordare gli operai che la iniziarono: Pietrino Pintus e Diego Serra entrambi purtroppo scomparsi. L'abilità di Pietrino Pintus nel lavorare il basalto era nota a santu Lussurgiu... un uomo piccolo di statura e esile di corporatura, ma in grado di muovere e posizionare con abilità straordinaria veri e propri macigni, forse perché erede diretto dell'antico popolo nuragico ....

Per quanto riguarda invece i 24 filari d'uva un debito di gratitudine sincera è per Demetrio Caratzu (prima potatura) e per Pasqualino Sechi entrambi di Santu Lussurgiu. Quest'ultimo ha condotto la vigna per i primi due tre anni, insegnandomi a programmare e temporizzare i lavori e ad effettuare tanti altri interventi indispensabili per la buona salute della vigna...

Debbo gratitudine anche a tanti altri amici che nel corso di questi anni sono intervenuti ad aiutarmi, soprattutto quando il carico di lavoro era troppo pesante per una sola persona; e tra questi mi piace citare: Giovanni Serra, Michelino Matta e ancora tanti altri... Gratitudine anche ai miei cognati Mario e Vanna e ai miei nipotini Marzio e Miriam con loro abbiamo fatto molte vendemmie!!!


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