Domenica, 20 Gennaio 2019

Archeoclub Santu Lussurgiu

Archeoclub Santu Lussurgiu

  • ARCHEOCLUB D'ITALIA - COMUNANZA (AP)

  • ARCHEOCLUB D'ITALIA ONLUS

  • ARCHEOCLUB SEDE LOCALE

  • AREA SIC

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  • Come aprire una sede locale nel tuo Comune

    2017NORME PER LA COSTITUZIONE DI UNA SEDE LOCALE

    La sede locale, che prende il nome da un Comune, da un territorio, da un comprensorio, oppure da un'area storica o geografica, si intende costituita con l'approvazione da parte del Comitato Direttivo della richiesta avanzata da cittadini italiani maggiorenni che abbiano compilato gli appositi moduli per divenire soci ordinari e che siano almeno in numero di quindici.
    In uno stesso Comune, solo ove se ne ravvisi la opportunità, possono essere costituite anche più sedi locali, le quali assumono la denominazione del Comune accompagnata dal nome della suddivisione amministrativa (quartiere, terziere etc.) o geografica (sud, nord etc.).
    La sede locale persegue lo scopo istituzionale dell'Associazione in un ambito territoriale o comprensoriale collegato ad uno o più comuni ed opera in piena autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale nel rispetto dello Statuto.
    In alternativa a tale procedura la costituzione di una sede locale può altresì avvenire per “formazione progressiva” secondo la seguente direttiva:

    • almeno cinque persone aventi i requisiti per divenire soci ordinari costituiscono un Comitato promotore;
    • il Comitato promotore inoltra domanda al Comitato Direttivo, il quale per il periodo di due anni registra la sede costituenda tra quelle in formazione progressiva;
    • raggiunto il numero di 15 soci la sede è automaticamente costituita senza ulteriore approvazione a condizione che entro 60 giorni dal raggiungimento del limite di soci siano tenute regolari elezioni per la nomina degli organi sociali e ne sia data regolare comunicazione degli esiti al Comitato Direttivo;
    • nella costituzione in “formazione progressiva” la sede istituenda ed i soci ad essa iscritti sono considerati a tutti gli effetti Sede locale e Soci di Archeoclub d'Italia;
    • se al termine del secondo anno non si sia raggiunto il limite minimo, il Comitato direttivo, delibera la chiusura della Sede.

    Moduli utili:

    - Richiesta di costituzione al Comitato Direttivo
    - Modulo d’iscrizione
    - Modulo di versamento delle quote sociali

  • Giovanni Salaris

  • Gramsci

    occhialiGRAMSCI

    Regia di Piero Nelli

    Produttore: Libero Bizzarri e Gigi Martello

    Anno: 1958

    Sulla base delle "Lettere dal carcere" e di notizie storico biografiche, il documentario propone una rievocazione poetica della personalità umana e intellettuale di Antonio Gramsci. Dalle mura della casa penale di Turi, dove Gramsci, condannato dal tribunale speciale, passò lunghi anni, le immagini ci riportano alla nativa Sardegna e agli anni della sua formazione a Torino. Vengono quindi rievocati gli anni della guerra e quelli tormentati del primo dopoguerra e del fascismo, e con essi l'attività intellettuale e di dirigente di Antonio Gramsci, che rapidamente lo trasforma in una figura di primo piano nella vita politica e culturale nazionale ed internazionale. Nella cella della casa penale di Turi nascono i "Quaderni dal carcere". Fino all'ultimo, come testimonia la sua lettera al figlio, il suo pensiero è rivolto agli uomini e alle vicende della loro vita.

     

  • I mulini e le gualchiere a Santu Lussurgiu *

    gualchieraPer quanto riguarda la collocazione storica dell'origine dei mulini e delle gualchiere a Santulussurgiu, non si hanno per ora attestazioni scritte in proposito. Forse l'impiego di queste macchine fu diffuso e traman­dato dai monaci Camaldolesi del monastero di Bonarcado, che certamente sfruttarono anche i corsi d'ac­qua del territorio nel quale sarebbe poi sorta la comunità di Santulussurgiu (1).

    La presenza e la vicinanza alla risorsa idrica, la possibilità di sfruttare il regime idrico hanno costituito elementi determinanti per lo sviluppo dell'attività molitoria e l'orga­nizzazione produttiva e sociale della comunità.

    Lo stesso Angius fa notare come "le innumerevoli sorgen­ti del lussurgese (...) danno moto a macine e gualchiere" (2) che caratterizzavano in modo rilevante l'economia del paese.

    I complessi di fabbricati e macchine idrauliche erano dislocati a sud-ovest e a sud-est del centro abitato, in zona denominata SOS MÒLINOS e S'AU 'E SU SALIGHE.

    Grazie alla forza motrice fornita dai torrenti perenni che scendevano dal Montiferru, si sviluppò quella singolare attività preindustriale che caratterizzò il paese specialmente tra la fine dell'Ottocento e gl'inizi del Novecento.

    Si è affermato che i numerosi mulini e gualchiere che sor­sero nelle zone indicate hanno costituito "una straordina­ria infrastruttura, un vero museo di archeologia paleo­industriale della Sardegna" (3).

    mulino bI mulini erano tutti di modeste dimensioni, così come le loro capacità produttive. Il meccanismo, che veniva azionato da piccole masse d'acqua, era a ruota orizzontale, capace di macinare modeste quantità di grano sufficienti a soddisfare unica­mente le limitate esigenze delle singole famiglie lussurgesi (4) e dei paesi vicini.

    Non essendoci, perciò, alcuna produzione commerciale di farina, si può affermare, e così è stato confermato dalle testimonianze, che il mestiere del mugnaio, anche se costituiva la principale fonte di reddito, era un lavoro poco redditizio; considerato inoltre che, per consuetudi­ne, il lavoro veniva retribuito in merce e raramente in moneta.

    La gualchiera, macchina idraulica a ruota verticale, follava a mezzo di magli l'orbace, panno di grossa lana di peco­ra, che serviva per confezionare mantelle, coperte e vesti­ti nonché le uniformi fasciste (5).

    Sempre nel dizionario dell'Angius-Casalis si legge che "nei fiumi di Santulussurgiu, nei quali si ha un tal volume da mettere in moto gli ordigni, è delle medesime un gran numero. Vi si lavora sempre, perché anche dai villaggi dei vicini dipartimenti si portano a sodarle molte pezze di forese" (6).

    Se la lavorazione dell'orbace rispondeva, quindi, a com­messe che andavano ben oltre le richieste locali (7), non sorprende, apprendere che "l'industria" della lavorazione dell'orbace era sufficientemente prospera da essere con­siderata fonte di guadagno; poiché il lavoro era remunerato con moneta e raramente in natura. Tuttavia dalle noti­zie forniteci, si evince che in tempi più recenti il guada­gno non fosse così elevato, poiché il reddito di cui il gual­chieraio disponeva era sufficiente al solo sostentamento familiare.

    Purtroppo, non abbiamo avuto l'opportunità e la fortuna di rintracciare i libri contabili delle attività oggetto della nostra ricerca.

    Non bisogna dimenticare infatti che, solo durante il periodo fascista, i mugnai, nulla si sa dei gualchierai, erano obbligati alla tenuta dei registri contabili dai quali risultas­se la quantità del grano che veniva macinato.

    Solo le testimonianze ci hanno consentito, come si vedrà, di farci un'idea di quelle che potevano essere le entrate e le spese del gualchieraio e del mugnaio; di conoscere la qualità e la quantità del prodotto lavorato; nonché le fasi e i periodi delle operazioni.

    Oltre le spese per la vendita e la riparazione delle macchine e per la manutenzione degli edifici, che seppur minime incidevano comunque sul bilancio familiare, il gualchieraio e il mugnaio erano tenuti a pagare all'erario la tassa annuale governativa sull'uso dell'acqua, quale bene del demanio, il cui ammontare è andato aumentando con il passare degli anni.

    Il mulino come la gualchiera erano proprietà di persone che esercitavano il solo mestiere del mugnaio e del gualchieraio: pochi erano quelli dati in affitto. Quando questo accadeva, il contratto di affitto tra il proprietario e l'affittuario, che veniva stipulato oralmente o per scrittura pri­vata, comportava per l'affittuario l'obbligo di corrispondere il canone stabilito che, generalmente per il gualchieraio avveniva in denaro e per il mugnaio in natura (grano in luogo di denaro).

    Si apprende da fonti storiche, che il numero dei mulini negli anni considerati si aggirava intorno alla cinquantina e il numero delle gualchiere venticinque (8).

    Questo fu certamente dovuto a un insieme di fattori sociali e ambientali: come si è già detto, in questa direzione spingevano sia il bisogno della famiglia di procurarsi la farina per la provvista familiare, sia il considerevole aumento della popolazione nel periodo considerato, ma l'attività molitoria e follatoria fu soprattutto favorita dalla presenza dei vari ruscelli, che determinarono la scelta dei siti.

    Nell'immediato dopoguerra l'attività molitoria nell'agro lussurgese, come nelle altre zone della Sardegna, viene a trovarsi in una situazione di completo declino che non doveva più fermarsi fino agli "anni 70".

    Si verifica ormai l'avvento di "industrie molinologiche" capaci di produrre farina in quantità superiore a quella dei mulini, sottraendo così, tutto il settore di trasformazione dei cereali all'ambito locale e familiare. Ciò determinò la definitiva scomparsa dei mulini ad acqua.

    In quegli anni, quasi contemporaneamente al venir meno dei mulini, scompaiono anche le ultime gualchiere; la loro capacità produttiva si trova in difficoltà di fronte ai nuovi mezzi di produzione tessile.

    L'orbace, impiegato anche per confezionare vestiti, venne sostituito da stoffe più raffinate.

    Con il definitivo abbandono dei mulini e delle gualchiere ebbe inizio il progressivo deterioramento degli edifici, di cui attualmente, nelle zone sopra indicate e ormai inselvatichite, non ne rimangono che i ruderi.

    Tuttavia, naturalmente inoperanti, nella zona si trovano due mulini ancora in buone condizioni, tant'è vero che è possibile farli funzionare ed assistere alla macinazione del grano.

    Altrettanto non può dirsi dell'unica gualchiera esistente, situata nella zona "S'AU E S'ALIGHE", che a causa delle continue ruberie dei pezzi che la compongono, si trova in precarie condizioni.

    La gualchiera e un mulino, anch'esso in rovina, sono stati acquistati dal Comune di Santulussurgiu con l'intento di riattivarli e riportarli all'originaria funzione, naturalmente ai soli fini culturali e antropologici. Inoltre un mulino idraulico e una gualchiera sono conservati nel Museo della Tecnologia Contadina di Santulussurgiu che, sorto nel 1976 è l'unico che dispone di numerosi strumenti di lavoro e oggetti di uso quotidiano del passato contadino e artigiano lussurgese.

    ________________

    * In: COMUNE DI SANTU LUSSURGIU, Il Mulino e la Gualchiera. I mezzi tecnicie le attività operative del passato., Ediz. Scuola Sarda, Cagliari 1995

    (1) Presumibilmente il paese si è formato attorno alla chiesetta campestre di San Lussorio, e appartenne prima al Giudicato di Torres e poi di Arborea.

    (2) Cfr. Angius - Casalis, Dizionario Geografico Storico Statistico Commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna, vol. Il pp. 395-397, Torino 1839.

    (3) Cfr. Sanna - Angioni, in L'archittetura popolare in Italia, pp. 110-111, Roma - Bari, Laterza 1988.

    (4) la cui consistenza demografica era nel 1871 di 4.564 ab.; nel 1901 5.047 ab.

    (5) Nel periodo fascista il tessuto delle divise era in "orbace sardo" nome riservato al solo tessu­to prodotto in Sardegna per differenziarlo da quello (meno pregiato) prodotto dall'industria tessi­le continentale.
    Al fine di aumentare la produzione e la quantità vennero utilizzate nella fabbricazione del panno di orbace macchine azionate dall'elettricità al posto della medievale "gualchiera", soggetta al regime di magra dei torrenti. Cfr. Vincenzo Catte, L'orbace Sardo.

    (6) V. Angius - Casalis, op. cit. pag. 210 vol. I; La lana delle pecore si lavorava tutta nel paese, e non bastando per i lavori se ne introduce altra e non poca dai paesi vicini, Ibid. p.. 400, vol. II.

    (7) ... Si dice che questo villaggio fornisca annualmente più di 1.500 pezze di albagio, ch'è il più apprezzato in tutta l'isola, e del quale gli abitanti del luogo fanno un commercio molto attivo. Cfr. A. La Marmora, Op. cit., p. 361.

    (8) Cfr. Angius; Angioni - Sanna, Op. cit.

  • Joseph Pintus

  • Nuraghe Banzos - Santu Lussurgiu

    DSC05054È un bel nuraghe monotorre, abbastanza maestoso se lo si osserva dall'interno come abbiamo fatto noi. Si trova in territorio di Santu Lussurgiu, non troppo distante dal centro abitato, in una zona frequentata anche nel periodo romano, tant'è che nelle vicinanze è possibile visitare i ruderi forse di un antico "bagno".

    Si arriva a Nuraghe Banzos percorrendo in macchina diverse strade asfaltate, oppure alcuni sentieri, se si sceglie di camminare a piedi, a cavallo o in mountain-bike, e arricchire così l'escursione.  

     Purtroppo, come avviene per tantissimi altri monumenti archeologici della Sardegna, anche questo versa in pessimo stato di conservazione per le macchie di rovi che l'avvolgono e diversi arbusti che crescono sulla sua sommità. In particolare, è minacciato da un grosso bagolaro (Celtis australis L.) che gli cresce in un fianco, e che sicuramente manterrà fede all'altra denominazione con cui quest'albero è chiamato: Spaccasassi!

    Il compianto maestro Francesco Antonio Salis fondatore del Museo etnografico di Santu Lussurgiu che oggi porta il suo nome, lo descrive così:

    DSC05068NURAGHE BANZOS “B”

    Sorge su una collinetta in una zona ricca di reperti archeologici sicuramente sede di un insediamento di dimensioni considerevoli ed abitata in varie epoche. A poche decine di metri scorre il Rio Banzos.
    Il nuraghe è monotorre e presenta una planimetria molto semplice: ingresso a sezione trapezoidale con architrave, corridoio e cella alla quale si accede tramite un ingresso ad arco ogivale alto m. 5,50. La camera, la cui volta è crollata, è perfettamente circolare con un diametro di m. 4,65.
    Non sono presenti né nicchie né scale. Esiste invece la breccia di scarico sull’architrave d’ingresso.
    I massi sovrastanti l’apertura principale presentano una rientranza minima, e danno così alla costruzione un aspetto cilindrico.

     

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

     

    procarzos bdv2

    Nuraghe Procarzos è un imponente rudere di uncomplesso edificio posto a  419 metri slm.

    Ha una torre principale con i resti di una camera: attiguo al corpo principale e comunicante con esso mediante passaggio con arco che si restringe, è un'altra costruzione con camera: per l'intreccio della vegetazione e per lo stato diruto dell'edificio non è possibile farsi una chiara idea della sua disposizione senza un difficile lavoro di sgombero, che non si poté sinora eseguire. Fra i più importanti edifici del Comune.
    Felice Cherchi Paba riferisce (1) che nel nuraghe Procalzos sono stati rinvenuti: cippi, ceramiche, frammenti di anfore, monete, embrici.
    Eredi di Raffaele Massidda.

     

     

     

     

     

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    Fonti scritte

    (1) Felice Cherchi Paba, Evoluzione storica dell'attività industriale agricola caccia e pesca in Sardegna, Vol. I, Editrice Fossataro, Cagliari 1977, pp. 302, 380.

    Elenco ufficiale dei Monumenti della Provincia di Cagliari, pag. 163.

    Elenco del Comune.

    Manoscritto Pittalis

    Notizie desunte dallo scrivente.

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

  • Progetto di Servizio Civile Nazionale - Orario settimanale

    orario lezioni

  • Progetto Servizio Civile Nazionale "Santu Lussurgiu, Ambiente e Giovani".

     

    accordo partnerariato Comun

  • Santu Lussurgiu, Castagnata d'Inverno - Artes & Sabores, 9/10 Dicembre 2017

    antica dimora

    castagne

    artessabores

    Buongiorno!

    Oggi e domani sarò presente anch'io a Santu Lussurgiu alla II Edizione di Artes & Sabores e alla Castagnata d'Inverno 2017organizzata dell'Archeoclub di Santu Lussurgiu presso la corte dell'Antica Dimora del Gruccione in Via Michele Obino, 31.

    Sarà un modo anche per rivalutare e valorizzare i castagneti di Santu Lussurgiu, dove vado spesso a passeggiare, che nel passato assicuravano importanti economie agli operatori del settore... 

    Per l'occasione l'Archeoclub di Santu Lussurgiu ha fatto ricostruire l'arrostitore di caldarroste che è pronto all'uso, unitamente a due botticelle di buon vino locale ed altre sfiziosità....

    In quella sede, sarà possibile infine tesserarsi all'Archeoclub di Santu Lussurgiu per il 2018 oppure farlo direttamente on line a questo indirizzo: Campagna tesseramenti 2018 >>

    Artes & Sabores 2017 - Arrostitore di castagne (opera di Paolo Mura)

    Vi aspettiamo numerosi! e Vi saluto, alla prossima!

  • SOS ARCHEOSARDEGNA

    DSC05068

    Non so proprio che taglio dare per introdurre questo argomento che mi sta molto a cuore e mi affascina a tutto tondo: si tratta dell'archeologia e dei nuraghi in particolare, il simbolo stesso della Sardegna.

    Più in generale, sono le pietre che esercitano su di me uno strano effetto e attraggono da sempre la mia attenzione. Mi è capitato spesso di cadere o beccarmi uno schiaffo in faccia da un ramo o un rovo, perché durante le mie escursioni, piuttosto che guardare avanti, rivolgo lo sguardo come ipnotizzato sui muretti a secco che delimitano il sentiero, alla ricerca, tra le tante, della pietra particolare dove sia possibile rinvenire i segni che le età geologiche o l'uomo nuragico vi hanno impresso.

    Lo faccio anche per le reminiscenze storiche che durante le mie escursioni in solitaria mi tornano alla memoria: la Legge delle chiudende emanata da Vittorio Emanuele I di Savoia nel 1820.
    La privatizzazione delle terre comuni, infatti, oltre alle violente reazioni dei piccoli pastori, rappresentò un terremoto catastrofico per le migliaia di nuraghi di cui era ricca l'isola, molti dei quali vennero letteralmente smontati per recintare le nuove proprietà. Ma a prescindere dall'interesse culturale e "sentimentale" per le pietre e i nuraghi, ho difficoltà a trattare l'argomento perché la situazione di abbandono e di degrado in cui versa gran parte del patrimonio archeologico della Sardegna, mi provoca grande angoscia, rabbia infinita e profondo disprezzo, per tutti coloro, politici e funzionari responsabili che avrebbero dovuto e dovrebbero provvedere alla loro salvaguardia, al loro recupero e valorizzazione. Eppure l'amore dei Sardi per la propria terra è grande; sono fieri e gelosi della propria storia millenaria, dell' identità linguistica, culturale, delle tradizioni...
    Com'è possibile allora che un tale importantissimo patrimonio, unico al mondo, che avrebbe fatto "leccare i baffi" a qualsiasi altra regione d'Italia e del mondo, decretandone la fortuna turistica ed economica, come mai - mi chiedo e chiedo - si dimostrano così apatici e noncuranti di fronte a tanta colpevole trascuratezza e abbandono?

    Non credo di essere il solo a porsi queste domande e a provare profonda angoscia e impotenza per lo stato di totale abbandono in cui versa il patrimonio archeologico della Sardegna.

    Eppure sono disponibili le cifre, le statistiche annuali dei flussi di visitatori che ogni anno si riversano sui siti archeologici attrezzati, fosse solo dell'essenziale, pagano il biglietto, sostano nei paesi, consumano ai bar, mangiano nei ristoranti, alloggiano negli alberghi, acquistano nei negozi, creano occupazione...
    Quale politica di sviluppo turistico per la Sardegna, senza i Nuraghi? Trasformati in ovili, deturpati dal cemento, lastre di eternit, cancelli di ferro, tettoie di lamiera, la cui stabilità è sempre più irrimediabilmente compromessa dalle radici di olivastri, bagolari e querce ingigantite sulla parte sommitale dei masti e affondano le loro radici tra gli interstizi scardinandone lentamente e inesorabilmente i grandi massi sino al crollo?

    É tempo di intervenire, di mobilitarsi, di dire basta a tale scempio!

    È necessario avviare - e lo facciamo e continueremo a farlo da queste pagine - una vera e propria campagna di sensibilizzazione e di lotta sullo stato di degrado dei munumenti archeologici della Sardegna, con l'obiettivo di raccogliere un pacco di proteste da brandire sulle teste dei responsabili diretti ed indiretti, sollecitando un intervento risanatore non più procrastinabile.

    Vuoi essere dei nostri in questa difficile battaglia? È molto semplice farlo: se anche nel tuo Comune c'è un nuraghe o un sito archeologico in forte degrado ISCRIVITI AL NOSTRO ARCHEOCLUB: saremo tuoi alleati e ci batteremo al tuo fianco, sino in fondo!

  • Umberto Guerra

  • VENETO - VENEZIA

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BRIGANTE, L'ASINO DELLA MARCA

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