Lunedì, 23 Settembre 2019
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Umberto Guerra

DSC03018Non so proprio che taglio dare per introdurre questo argomento che mi sta molto a cuore e mi affascina a tutto tondo: si tratta dell'archeologia e dei nuraghi in particolare, il simbolo stesso della Sardegna.

Più in generale, sono le pietre che esercitano su di me uno strano fascino e attraggono da sempre la mia attenzione.

Mi è capitato spesso di cadere o beccarmi uno schiaffo in faccia da un ramo o un rovo, perché durante le mie escursioni, piuttosto che guardare avanti, rivolgevo lo sguardo come ipnotizzato ai muretti a secco che delimitano il sentiero, alla ricerca, tra le tante, della pietra particolare dove sia possibile rinvenire i segni che le età geologiche o l'uomo nuragico vi hanno impresso.

Lo faccio anche per le reminiscenze storiche che durante le mie escursioni in solitaria mi tornano alla memoria: la Legge delle chiudende emanata da Vittorio Emanuele I di Savoia nel 1820 e la conseguente privatizzazione delle terre comuni. Il provvedimento, infatti, oltre alle violente reazioni dei piccoli pastori, rappresentò un terremoto catastrofico per le migliaia di nuraghi di cui era ricca l'isola, molti dei quali vennero letteralmente smontati per recintare le nuove proprietà.

Ma a prescindere dall'interesse culturale e "sentimentale" per le pietre e i nuraghi, ho difficoltà a trattare l'argomento perché la situazione di abbandono e di degrado in cui versa gran parte del patrimonio archeologico della Sardegna, mi provoca grande angoscia, rabbia infinita e profondo disprezzo, per tutti coloro, politici e funzionari responsabili che avrebbero dovuto e dovrebbero provvedere alla loro salvaguardia, al loro recupero e valorizzazione. Eppure l'amore dei Sardi per la propria terra è grande; sono fieri e gelosi della propria storia millenaria, dell' identità linguistica, culturale, delle tradizioni... Com'è possibile allora che un tale importantissimo patrimonio, unico al mondo, che avrebbe fatto "leccare i baffi" a qualsiasi altra regione d'Italia e del mondo, decretandone la fortuna turistica ed economica, come mai - mi chiedo e chiedo - si dimostrano così apatici e noncuranti di fronte a tanta colpevole trascuratezza e abbandono?

Non credo di essere il solo a porsi queste domande e a provare profonda angoscia e impotenza per lo stato di totale abbandono in cui versa il patrimonio archeologico della Sardegna.

Eppure sono disponibili le cifre, le statistiche annuali dei flussi di visitatori che ogni anno si riversano sui siti archeologici attrezzati, fosse solo dell'essenziale, pagano il biglietto, sostano nei paesi, consumano ai bar, mangiano nei ristoranti, alloggiano negli alberghi, acquistano nei negozi, creano occupazione...
E allora quale politica di sviluppo turistico della Sardegna ci potrà essere senza i Nuraghi? Trasformati in ovili, deturpati dal cemento, lastre di eternit, cancelli di ferro, tettoie di lamiera, la cui stabilità è sempre più irrimediabilmente compromessa dalle radici di olivastri, bagolari e querce ingigantite sulla parte sommitale dei mastii e che affondano impietose le loro radici tra gli interstizi scardinandone lentamente e inesorabilmente i grandi massi sino al crollo?

É tempo di intervenire, di mobilitarsi, di dire basta a tale scempio e a tanta indifferenza!

È necessario avviare - e lo facciamo e continueremo a farlo costantemente da queste pagine - una vera e propria campagna di sensibilizzazione e di lotta sullo stato di degrado dei munumenti archeologici della Sardegna, con l'obiettivo di raccogliere un pacco di proteste da brandire sulle teste dei responsabili diretti ed indiretti, sollecitando un intervento risanatore non più procrastinabile. Per intanto abbiamo costituito a Santu Lussurgiu la Sede locale dell'Archeoclub d'Italia che a breve presenterà il suo programma di attività per l'immediato, medio e lungo periodo, e che si farà carico, attraverso mappe satellitari interattive e opportune ricognizioni, di censire  il patrimonio archeologico del territorio di Santu Lussurgiu e dei Comuni circonvicini; in seguito si vedrà: al gruppo di amici impegnati in questa nuova avventura non manca di certo la voglia di fare e l'entusiasmo!.

Vuoi essere dei nostri in questa difficile battaglia per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio archeologico della Sardegna?
È molto semplice farlo: ISCRIVITI all'Archeoclub del Vulcano, saremo tuoi alleati e ci batteremo al tuo fianco, sino in fondo.

 

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