Domenica, 20 Gennaio 2019
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I viaggiatori del Novecento

Durante il 1900 avviene la riscoperta della Sardegna da parte di narratori, poeti e giornalisti italiani ed europei. Anch'essi, come i viaggiatori del secolo precedente, rimasero incantati dallo scenario che si offriva ai loro occhi: la Sardegna appariva come una terra mitica, lontana e incontaminata, ed il viaggio nell'Isola aveva anche il signifìcato simbolico di un viaggio nella «diversità» che sembrava nascondere un desiderio di felicità perduta o addirittura la nostalgia verso il mondo dell'infanzia.

Tuttavia, all'elemento mitico si affiancò ben presto l'indagine sociologica: infatti quasi tutti gli scrittori denunciarono i problemi specifici della Sardegna inseriti nel contesto meridionale. 

Rispetto alla condizione di arretratezza e refrattarietà a qualsiasi ammodernamento evidenziata da tutti i viaggiatori dell'Ottocento, ciò che appare nei nuovi reportages di viaggio del Novecento, soprattutto in quelli scritti intorno e oltre gli anni Cinquanta, è il cambiamento dell'immagine della Sardegna. L'elemento mitico è sempre presente: l'Isola è ancora, per certi aspetti, un «paradiso perduto», ma aumenta l'interesse politico verso i problemi di questa terra, con la sua antica economia agro-pastorale in piena crisi davanti alla civiltà industriale che avanza. La coesistenza di mito e storia aggiunse probabilmente ulteriore fascino alla nostra Isola agli occhi dei suoi visitatori.

Il primo in ordine di tempo a giungere in Sardegna fu lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, che nel suo libro Mare e Sardegna fornisce un resoconto molto suggestivo di un suo viaggio del 1921. Per Lawrence, la Sardegna rappresenta un luogo incontaminato «sfuggito alle maglie della civiltà europea», un luogo ideale in cui rifugiarsi per ritrovare se stessi nei momenti di difficoltà.

Circa 10 anni dopo lo scrittore italiano Elio Vittorini testimonierà il suo viaggio nel volume Sardegna come un'infanzia dove, come suggerisce lo stesso titolo, la nostra Isola è ancora vista come simbolo dell'infanzia perduta che genera nostalgia per una felicità ormai lontana ed emozioni forti davanti a luoghi dal fascino selvaggio.

Pastori e contadini di Sardegna (1941) è invece l'opera di un geografo, il francese Maurice Le Lannou, che in questo libro analizza la geografia e la storia della Sardegna.

La Sardegna come luogo mitico compare anche nel libro di Carlo LeviTutto il miele è finito (1962), in cui l'autore pone una particolare attenzione ai riti antichi ma, al tempo stesso, è sensibile ai problemi sociali che testimoniano la crisi del mondo pastorale e contadino.

Accanto a questi autori, di cui si parlerà più avanti, figurano altri nomi prestigiosi del panorama culturale italiano, come Gabriele D'AnnunzioVincenzo CardarelliSalvatore QuasimodoGuido Piovene, che scrissero delle loro impressioni sulla Sardegna.

Tratto da: AA.VV., Almanacco Scolastico della Sardegna - 2 , EdiSar srl., Cagliari 1994

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