Mercoledì, 28 Ottobre 2020

Beni archeologici

Beni archeologici

  • ARCHEOCLUB D'ITALIA ONLUS

  • Archeoclub Santu Lussurgiu

  • ARCHEOCLUB SEDE LOCALE

  • ARCHEOLOGIA DEL TERRITORIO

    archeologia

  • ARCHEOLOGICI - MONTIFERRU - SINIS

  • Cabras- Ipogeo di San Salvatore di Stefano Sanna

    La chiesetta dedicata a Cristo Salvatore è stata costruita sopra l'ipogeo di San Salvatore, un luogo di culto pagano costruito sottoterra attorno a un pozzo di acque medicamentose, dove si svolgevano le cerimonie legate al culto delle acque in età nuragica. Lo stato attuale dell'ipogeo risale al IV secolo d.C. e vi si notano affreschi neri sul calcare bianco a rappresentare divinità legate al culto delle acque.

  • Giovanni Salaris

  • Joseph Pintus

  • Necropoli di Filigosa - Macomer

    filigosa1Poco fuori del centro abitato di Macomer in direzione nord lungo la strada provinciale che conduce a Bosa sorge l’area archeologica dI Filigosa. Al sito sepolcrale si accede tramite La strada asfaltata che porta all’Ospedale Civile. Nella collina dominata dal Nuraghe Ruju si apre uno scenario unico e suggestivo che richiama l’antica civiltà prenuragica che aveva scelto la località per il sonno eterno dei propri defunti.
    Sono quattro le tombe di giganti presenti nella necropoli interamente scavate nella roccia, che testimonia la presenza di un insediamento umano nelle vicinanze della cultura eneolotica Filigosa-Abealzu.
    Le tombe sono a sviluppo orizzontale con lunghi corridoi di accesso, chiamati dromos, che immettono in un vano maggiore da cui poi si dipartono le celle di inumazione interne. Tutte e quattro le tombe presentano nella cella maggiore il focolare rituale di forma circolare posto in posizione centrale sul pavimento, con coppelle sulle pareti laterali. Nella necropoli sono state rinvenute ossa umane scarnificate che testimoniano il rito della sepoltura secondaria, dalla metà del III millennio agli inizi del II millennio a.C.
    Gli scavi sono stati effettuati nel 1965 da Ercole Contu e negli anni '80 da Alba Foschi.

    Bibliografia
    E. Contu, "Notiziario", in Rivista di Scienze Preistoriche, XX, 1965, pp. 377-379;
    A. Moravetti, Relazione preliminare sui monumenti archeologici dei comuni di Birori, Borore, Bortigali, Macomer e Sindia, Macomer, 1973;
    V. Santoni, "Nota preliminare sulla tipologia delle grotticelle artificiali funerarie in Sardegna", in Archivio Storico Sardo], 30, 1976, pp. 3-49;
    A. Foschi, "La Tomba I di Filigosa (Macomer)", in Atti della XXII Riunione dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 1980, pp. 289-293;
    A. Foschi, "Macomer (Nuoro), Località Filigosa", in I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età dei nuraghi, a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 203-204;
    A. Foschi Nieddu, La tomba I di Filigosa (Macomer-Nuoro). Alcune considerazioni sulla cultura di Abealzu-Filigosa nel contesto eneolitico della Sardegna, Nuoro, Coop. grafica nuorese, 1986;
    A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine Planargia, collana "Sardegna Archeologica. Studi e Monumenti", 5/I, Sassari, Carlo Delfino, 1998, pp. 91-97.

    Informazioni
    Servizio di visite guidate gestite dalla Cooperativa Turistica Esedra di Macomer
    Orario: estivo 10,00-13,00 e 15,00-19,00 (su prenotazione orari extra); invernale non predisposto. Lunedì chiuso.
    Biglietto: ingresso € 3,50 (intero), € 2,50 (ridotto: bambini sino 10 anni e scolaresche). Visita guidata un sito € 4,00 (ridotto € 1,50); 4 siti € 8,00 (ridotto € 7,00 per scolaresche e gruppi min. 20 persone). Esenti bambini sino a 6 anni e disabili.

  • Nuraghe Banzos - Santu Lussurgiu

    DSC05054È un bel nuraghe monotorre, abbastanza maestoso se lo si osserva dall'interno come abbiamo fatto noi. Si trova in territorio di Santu Lussurgiu, non troppo distante dal centro abitato, in una zona frequentata anche nel periodo romano, tant'è che nelle vicinanze è possibile visitare i ruderi forse di un antico "bagno".

    Si arriva a Nuraghe Banzos percorrendo in macchina diverse strade asfaltate, oppure alcuni sentieri, se si sceglie di camminare a piedi, a cavallo o in mountain-bike, e arricchire così l'escursione.  

     Purtroppo, come avviene per tantissimi altri monumenti archeologici della Sardegna, anche questo versa in pessimo stato di conservazione per le macchie di rovi che l'avvolgono e diversi arbusti che crescono sulla sua sommità. In particolare, è minacciato da un grosso bagolaro (Celtis australis L.) che gli cresce in un fianco, e che sicuramente manterrà fede all'altra denominazione con cui quest'albero è chiamato: Spaccasassi!

    Il compianto maestro Francesco Antonio Salis fondatore del Museo etnografico di Santu Lussurgiu che oggi porta il suo nome, lo descrive così:

    DSC05068NURAGHE BANZOS “B”

    Sorge su una collinetta in una zona ricca di reperti archeologici sicuramente sede di un insediamento di dimensioni considerevoli ed abitata in varie epoche. A poche decine di metri scorre il Rio Banzos.
    Il nuraghe è monotorre e presenta una planimetria molto semplice: ingresso a sezione trapezoidale con architrave, corridoio e cella alla quale si accede tramite un ingresso ad arco ogivale alto m. 5,50. La camera, la cui volta è crollata, è perfettamente circolare con un diametro di m. 4,65.
    Non sono presenti né nicchie né scale. Esiste invece la breccia di scarico sull’architrave d’ingresso.
    I massi sovrastanti l’apertura principale presentano una rientranza minima, e danno così alla costruzione un aspetto cilindrico.

     

  • Nuraghe Elighe Onna o Crasta

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

     

    procarzos bdv2

    Nuraghe Procarzos è un imponente rudere di uncomplesso edificio posto a  419 metri slm.

    Ha una torre principale con i resti di una camera: attiguo al corpo principale e comunicante con esso mediante passaggio con arco che si restringe, è un'altra costruzione con camera: per l'intreccio della vegetazione e per lo stato diruto dell'edificio non è possibile farsi una chiara idea della sua disposizione senza un difficile lavoro di sgombero, che non si poté sinora eseguire. Fra i più importanti edifici del Comune.
    Felice Cherchi Paba riferisce (1) che nel nuraghe Procalzos sono stati rinvenuti: cippi, ceramiche, frammenti di anfore, monete, embrici.
    Eredi di Raffaele Massidda.

     

     

     

     

     

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    Fonti scritte

    (1) Felice Cherchi Paba, Evoluzione storica dell'attività industriale agricola caccia e pesca in Sardegna, Vol. I, Editrice Fossataro, Cagliari 1977, pp. 302, 380.

    Elenco ufficiale dei Monumenti della Provincia di Cagliari, pag. 163.

    Elenco del Comune.

    Manoscritto Pittalis

    Notizie desunte dallo scrivente.

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

  • Nuraghe Ruggiu - Macomer

    nuraghe ruiu1Sulla collina di Filigosa sorge il Nuraghe Ruju, sentinella antica che vigila silenziosa sulle domus de janas sottostanti. La torre è diroccata nella parte rivolta a meridione in seguito a un crollo, ciò permette di vedere la struttura interna che comprende l’andito di ingresso che introduce al vano scala, anch’esso crollato, e alla camera circolare che consta di tre nicchie. Si sviluppa oltre i 12 metri di altezza, con grosse pietre lavorate e disposte a filari regolari all’esterno, mentre l’ambiente interno è realizzato con pietre più piccole e di medie dimensioni appena abbozzati e posti in opera. Nel 1968 il nuraghe è stato oggetto di restauro da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Sassari e Nuoro.

  • Progetto Servizio Civile Nazionale "Santu Lussurgiu, Ambiente e Giovani".

     

    accordo partnerariato Comun

  • SOS ARCHEOSARDEGNA

    DSC05068

    Non so proprio che taglio dare per introdurre questo argomento che mi sta molto a cuore e mi affascina a tutto tondo: si tratta dell'archeologia e dei nuraghi in particolare, il simbolo stesso della Sardegna.

    Più in generale, sono le pietre che esercitano su di me uno strano effetto e attraggono da sempre la mia attenzione. Mi è capitato spesso di cadere o beccarmi uno schiaffo in faccia da un ramo o un rovo, perché durante le mie escursioni, piuttosto che guardare avanti, rivolgo lo sguardo come ipnotizzato sui muretti a secco che delimitano il sentiero, alla ricerca, tra le tante, della pietra particolare dove sia possibile rinvenire i segni che le età geologiche o l'uomo nuragico vi hanno impresso.

    Lo faccio anche per le reminiscenze storiche che durante le mie escursioni in solitaria mi tornano alla memoria: la Legge delle chiudende emanata da Vittorio Emanuele I di Savoia nel 1820.
    La privatizzazione delle terre comuni, infatti, oltre alle violente reazioni dei piccoli pastori, rappresentò un terremoto catastrofico per le migliaia di nuraghi di cui era ricca l'isola, molti dei quali vennero letteralmente smontati per recintare le nuove proprietà. Ma a prescindere dall'interesse culturale e "sentimentale" per le pietre e i nuraghi, ho difficoltà a trattare l'argomento perché la situazione di abbandono e di degrado in cui versa gran parte del patrimonio archeologico della Sardegna, mi provoca grande angoscia, rabbia infinita e profondo disprezzo, per tutti coloro, politici e funzionari responsabili che avrebbero dovuto e dovrebbero provvedere alla loro salvaguardia, al loro recupero e valorizzazione. Eppure l'amore dei Sardi per la propria terra è grande; sono fieri e gelosi della propria storia millenaria, dell' identità linguistica, culturale, delle tradizioni...
    Com'è possibile allora che un tale importantissimo patrimonio, unico al mondo, che avrebbe fatto "leccare i baffi" a qualsiasi altra regione d'Italia e del mondo, decretandone la fortuna turistica ed economica, come mai - mi chiedo e chiedo - si dimostrano così apatici e noncuranti di fronte a tanta colpevole trascuratezza e abbandono?

    Non credo di essere il solo a porsi queste domande e a provare profonda angoscia e impotenza per lo stato di totale abbandono in cui versa il patrimonio archeologico della Sardegna.

    Eppure sono disponibili le cifre, le statistiche annuali dei flussi di visitatori che ogni anno si riversano sui siti archeologici attrezzati, fosse solo dell'essenziale, pagano il biglietto, sostano nei paesi, consumano ai bar, mangiano nei ristoranti, alloggiano negli alberghi, acquistano nei negozi, creano occupazione...
    Quale politica di sviluppo turistico per la Sardegna, senza i Nuraghi? Trasformati in ovili, deturpati dal cemento, lastre di eternit, cancelli di ferro, tettoie di lamiera, la cui stabilità è sempre più irrimediabilmente compromessa dalle radici di olivastri, bagolari e querce ingigantite sulla parte sommitale dei masti e affondano le loro radici tra gli interstizi scardinandone lentamente e inesorabilmente i grandi massi sino al crollo?

    É tempo di intervenire, di mobilitarsi, di dire basta a tale scempio!

    È necessario avviare - e lo facciamo e continueremo a farlo da queste pagine - una vera e propria campagna di sensibilizzazione e di lotta sullo stato di degrado dei munumenti archeologici della Sardegna, con l'obiettivo di raccogliere un pacco di proteste da brandire sulle teste dei responsabili diretti ed indiretti, sollecitando un intervento risanatore non più procrastinabile.

    Vuoi essere dei nostri in questa difficile battaglia? È molto semplice farlo: se anche nel tuo Comune c'è un nuraghe o un sito archeologico in forte degrado ISCRIVITI AL NOSTRO ARCHEOCLUB: saremo tuoi alleati e ci batteremo al tuo fianco, sino in fondo!

  • STORIA & STORIE

  • Tamuli

    tamuli dino sechiDa San Leonardo di Sette Fontane si percorre la Provinciale n. 20 in direzione Macomèr.
    Superato il bivio per Scano di Montiferro, il vivaio che è sulla destra e la struttura fieristica che gli è di fronte, svoltare a sinistra verso il Monte di S. Antonio.

    Continuare per 2,9 km e alla prima biforcazione della strada mantenere la destra.
    Dopo aver superato sulla sinistra l'area utilizzata come poligono di tiro dai militari del vicino 45° Reggimento Reggio di Macomèr, e il Nuraghe Pattada, rifugio delle sentinelle durante le esercitazioni di tiro (da non visitare assolutamente perché sporco e gran parte dei sui massi sono pericolosamente in bilico), si raggiunge da una stradetta laterale a sinistra l'area archeologica di Tamuli, segnalata da orribili cartelli indicatori sforacchiati da numerose fucilate.[1]

    Le tre belle tomba dei giganti sono lì con i conci sparsi tutt'intorno e le sei betili «Sas Perdas Marmuradas de Tamuli» che vigilano ancora il sonno eterno delle genti nuragiche di quella zona.

    Sentinelle del tempo le ho chiamate: tre maschili e tre femminili con le mammelle ancora turgide nonostante l'età, vigilano le tombe del villaggio oggi ridotte ad un ammasso di pietre che gli eredi della gente nuragica hanno profanato e distrutto. E lo spirito si ribella di fronte a tanta ignoranza e trascuratezza. Vado via, fortemente contrariato!

    Prima di lasciare l'area archeologica di Tamuli e proseguire la mia ecursione, effettuare una breve visita al nuraghe di Tamùli  e ai vicinissimi ricoveri per gli animali, poco distanti dalle tombe. Il nuraghe è in cattivo stato di conservazione e anche oggi, a distanza di circa vent'anni dalla prima visita, gran parte di esso è impraticabile

    [1] Dopo il recente intervento, l'intera area archeologica di Tamuli  è stata affidata ad una cooperativa di Macomer. Ora l'ingresso è delimitato da muretti a secco, vi hanno realizzato un parcheggio per auto e pullman, e una biglietteria con guida/custode. Hanno delimitato con funi e paletti i percorsi obbligatori

  • Tomba giganti III Tamuli - Macomer

  • Umberto Guerra

    Via L. Alagon, 29

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