Mercoledì, 28 Ottobre 2020

Archeologia Sardegna

Archeologia Sardegna

  • ARCHEOCLUB D'ITALIA ONLUS

  • Archeoclub Santu Lussurgiu

  • ARCHEOCLUB SEDE LOCALE

  • ARCHEOLOGIA DEL TERRITORIO

    archeologia

  • ARCHEOLOGICI - MONTIFERRU - SINIS

  • Cabras- Ipogeo di San Salvatore di Stefano Sanna

    La chiesetta dedicata a Cristo Salvatore è stata costruita sopra l'ipogeo di San Salvatore, un luogo di culto pagano costruito sottoterra attorno a un pozzo di acque medicamentose, dove si svolgevano le cerimonie legate al culto delle acque in età nuragica. Lo stato attuale dell'ipogeo risale al IV secolo d.C. e vi si notano affreschi neri sul calcare bianco a rappresentare divinità legate al culto delle acque.

  • Come aprire una sede locale nel tuo Comune

    2017NORME PER LA COSTITUZIONE DI UNA SEDE LOCALE

    La sede locale, che prende il nome da un Comune, da un territorio, da un comprensorio, oppure da un'area storica o geografica, si intende costituita con l'approvazione da parte del Comitato Direttivo della richiesta avanzata da cittadini italiani maggiorenni che abbiano compilato gli appositi moduli per divenire soci ordinari e che siano almeno in numero di quindici.
    In uno stesso Comune, solo ove se ne ravvisi la opportunità, possono essere costituite anche più sedi locali, le quali assumono la denominazione del Comune accompagnata dal nome della suddivisione amministrativa (quartiere, terziere etc.) o geografica (sud, nord etc.).
    La sede locale persegue lo scopo istituzionale dell'Associazione in un ambito territoriale o comprensoriale collegato ad uno o più comuni ed opera in piena autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale nel rispetto dello Statuto.
    In alternativa a tale procedura la costituzione di una sede locale può altresì avvenire per “formazione progressiva” secondo la seguente direttiva:

    • almeno cinque persone aventi i requisiti per divenire soci ordinari costituiscono un Comitato promotore;
    • il Comitato promotore inoltra domanda al Comitato Direttivo, il quale per il periodo di due anni registra la sede costituenda tra quelle in formazione progressiva;
    • raggiunto il numero di 15 soci la sede è automaticamente costituita senza ulteriore approvazione a condizione che entro 60 giorni dal raggiungimento del limite di soci siano tenute regolari elezioni per la nomina degli organi sociali e ne sia data regolare comunicazione degli esiti al Comitato Direttivo;
    • nella costituzione in “formazione progressiva” la sede istituenda ed i soci ad essa iscritti sono considerati a tutti gli effetti Sede locale e Soci di Archeoclub d'Italia;
    • se al termine del secondo anno non si sia raggiunto il limite minimo, il Comitato direttivo, delibera la chiusura della Sede.

    Moduli utili:

    - Richiesta di costituzione al Comitato Direttivo
    - Modulo d’iscrizione
    - Modulo di versamento delle quote sociali

  • Giovanni Salaris

  • Giuseppe Firinu

  • Joseph Pintus

  • Necropoli di Filigosa - Macomer

    filigosa1Poco fuori del centro abitato di Macomer in direzione nord lungo la strada provinciale che conduce a Bosa sorge l’area archeologica dI Filigosa. Al sito sepolcrale si accede tramite La strada asfaltata che porta all’Ospedale Civile. Nella collina dominata dal Nuraghe Ruju si apre uno scenario unico e suggestivo che richiama l’antica civiltà prenuragica che aveva scelto la località per il sonno eterno dei propri defunti.
    Sono quattro le tombe di giganti presenti nella necropoli interamente scavate nella roccia, che testimonia la presenza di un insediamento umano nelle vicinanze della cultura eneolotica Filigosa-Abealzu.
    Le tombe sono a sviluppo orizzontale con lunghi corridoi di accesso, chiamati dromos, che immettono in un vano maggiore da cui poi si dipartono le celle di inumazione interne. Tutte e quattro le tombe presentano nella cella maggiore il focolare rituale di forma circolare posto in posizione centrale sul pavimento, con coppelle sulle pareti laterali. Nella necropoli sono state rinvenute ossa umane scarnificate che testimoniano il rito della sepoltura secondaria, dalla metà del III millennio agli inizi del II millennio a.C.
    Gli scavi sono stati effettuati nel 1965 da Ercole Contu e negli anni '80 da Alba Foschi.

    Bibliografia
    E. Contu, "Notiziario", in Rivista di Scienze Preistoriche, XX, 1965, pp. 377-379;
    A. Moravetti, Relazione preliminare sui monumenti archeologici dei comuni di Birori, Borore, Bortigali, Macomer e Sindia, Macomer, 1973;
    V. Santoni, "Nota preliminare sulla tipologia delle grotticelle artificiali funerarie in Sardegna", in Archivio Storico Sardo], 30, 1976, pp. 3-49;
    A. Foschi, "La Tomba I di Filigosa (Macomer)", in Atti della XXII Riunione dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 1980, pp. 289-293;
    A. Foschi, "Macomer (Nuoro), Località Filigosa", in I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età dei nuraghi, a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 203-204;
    A. Foschi Nieddu, La tomba I di Filigosa (Macomer-Nuoro). Alcune considerazioni sulla cultura di Abealzu-Filigosa nel contesto eneolitico della Sardegna, Nuoro, Coop. grafica nuorese, 1986;
    A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine Planargia, collana "Sardegna Archeologica. Studi e Monumenti", 5/I, Sassari, Carlo Delfino, 1998, pp. 91-97.

    Informazioni
    Servizio di visite guidate gestite dalla Cooperativa Turistica Esedra di Macomer
    Orario: estivo 10,00-13,00 e 15,00-19,00 (su prenotazione orari extra); invernale non predisposto. Lunedì chiuso.
    Biglietto: ingresso € 3,50 (intero), € 2,50 (ridotto: bambini sino 10 anni e scolaresche). Visita guidata un sito € 4,00 (ridotto € 1,50); 4 siti € 8,00 (ridotto € 7,00 per scolaresche e gruppi min. 20 persone). Esenti bambini sino a 6 anni e disabili.

  • Nuraghe Banzos - Santu Lussurgiu

    DSC05054È un bel nuraghe monotorre, abbastanza maestoso se lo si osserva dall'interno come abbiamo fatto noi. Si trova in territorio di Santu Lussurgiu, non troppo distante dal centro abitato, in una zona frequentata anche nel periodo romano, tant'è che nelle vicinanze è possibile visitare i ruderi forse di un antico "bagno".

    Si arriva a Nuraghe Banzos percorrendo in macchina diverse strade asfaltate, oppure alcuni sentieri, se si sceglie di camminare a piedi, a cavallo o in mountain-bike, e arricchire così l'escursione.  

     Purtroppo, come avviene per tantissimi altri monumenti archeologici della Sardegna, anche questo versa in pessimo stato di conservazione per le macchie di rovi che l'avvolgono e diversi arbusti che crescono sulla sua sommità. In particolare, è minacciato da un grosso bagolaro (Celtis australis L.) che gli cresce in un fianco, e che sicuramente manterrà fede all'altra denominazione con cui quest'albero è chiamato: Spaccasassi!

    Il compianto maestro Francesco Antonio Salis fondatore del Museo etnografico di Santu Lussurgiu che oggi porta il suo nome, lo descrive così:

    DSC05068NURAGHE BANZOS “B”

    Sorge su una collinetta in una zona ricca di reperti archeologici sicuramente sede di un insediamento di dimensioni considerevoli ed abitata in varie epoche. A poche decine di metri scorre il Rio Banzos.
    Il nuraghe è monotorre e presenta una planimetria molto semplice: ingresso a sezione trapezoidale con architrave, corridoio e cella alla quale si accede tramite un ingresso ad arco ogivale alto m. 5,50. La camera, la cui volta è crollata, è perfettamente circolare con un diametro di m. 4,65.
    Non sono presenti né nicchie né scale. Esiste invece la breccia di scarico sull’architrave d’ingresso.
    I massi sovrastanti l’apertura principale presentano una rientranza minima, e danno così alla costruzione un aspetto cilindrico.

     

  • Nuraghe Elighe Onna o Crasta

  • Nuraghe Piricu - Santu Lussurgiu*

    017Nuraghe Piricu
    Località:Regione Baracontu o Piricu;
    Catasto:F85/ADC;
    Quota:m. 306;

    Posizione: Posto su un altopiano basaltico degradante a sud, il nuraghe è deli­mitato da due torrenti: ad est dal Rio Tzispiri e ad ovest dal Rio Baracontu (o Enacontu) che scorrono in un terreno attualmente adibito al pascolo.

    Struttura:Si tratta di un monumento complesso formato da una torre cen­trale e da resti, alcuni non molto evidenti, di ben quattro torri aggregate.

    Torre centrale e principale (mastio)

    È l’unica che si conserva discretamente. Essa è formata da un paramento esterno1 di venti filari per un’altezza di m. 12. A meridione si apre l’ingresso, con sezione trapezoidale architravata, che porta direttamente al corridoio lungo m. 4.35.
    Questo immette nella cella a pian terreno con volta arcuata a sesto acuto alta m. 3,45. Le pareti e la volta di tale camera circolare sono formate da quattordici filari aggettanti a tholos e alti nell’insieme m. 6.
    La cella è dotata, a livello terra, di tre nicchie aventi tutte le medesime caratteristiche: cm. 65 di base, cm. 20 di altezza, cm. 175 di profondità, volta ogivale, comunicazione con l’esterno e massi sbozzati.
    A destra, dal corridoio parte una scala ricavata nello spessore murario attualmente a scarpata, ma in origine a gradini, che, percorrendo una semicirconferenza, porta al primo piano.
    Tramite un’apertura a volta, si accede alla cella circolare superiore, svettata, dal diametro di m. 3,50 e dalle pareti a undici filari.
    Essa, a livello di pavimento, ospita due nicchie (a nord-est e a sud-ovest) e un finestrone architravato che, preceduto da una volta ogivale lunga 3,35 m., larga da m. 1,25 a m. 0,85 e alta m. 2, si affaccia all’esterno.
    Il diametro della superficie di svenamento della camera superiore è di m. 8,90.

    Prima torretta marginale rivolta a sud

    Residua il muro perimetrale per circa m. 2,75 di altezza con sei filari. Completamente svettata e ripiena. Il suo diametro sul piano di crollo è di m. 7,80.

    Seconda torre marginale rivolta ad ovest

    Residua la sua semicirconferenza di base lunga m. 4,90 con quattro filari di paramento.
    Essa è collegata al mastio con una cortina lunga m. 2,50.

    Terza torre marginale rivolta a nord

    Pressoché irrilevabile in quanto residuano unicamente le tracce della sua base circolare.

    Quarta torre marginale rivolta ad est

    Residuano due filari di base circolare interrotti, il cui diametro è di metri m. 8,25. Si notano tracce della cortina che la raccordava al mastio.

    Cortile di disimpegno collegato a tre delle quattro torri, di difficile individuazione.

    I filari residui di tale cortile sono due, ad andamento arcuato. Essi si interrompono, quasi a mò d’ingresso, proprio di rimpetto al mastio.

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    * Testo di Francesco Antonio Salis, S'antighitade in logos nostros, In: Santu Lussurgiu. Dalle origini..., Op. cit. pp.74,75

    1 È bene notare che i massi componenti il paramento esterno della torre centrale mostrano dif­ferenti tecniche di lavorazione: infatti i massi dei primi otto filari appaiono appena sbozzati e invece quelli dei filari dal nono in su risultano di dimensione ridotta ma di più accurata rifinitura.

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

     

    procarzos bdv2

    Nuraghe Procarzos è un imponente rudere di uncomplesso edificio posto a  419 metri slm.

    Ha una torre principale con i resti di una camera: attiguo al corpo principale e comunicante con esso mediante passaggio con arco che si restringe, è un'altra costruzione con camera: per l'intreccio della vegetazione e per lo stato diruto dell'edificio non è possibile farsi una chiara idea della sua disposizione senza un difficile lavoro di sgombero, che non si poté sinora eseguire. Fra i più importanti edifici del Comune.
    Felice Cherchi Paba riferisce (1) che nel nuraghe Procalzos sono stati rinvenuti: cippi, ceramiche, frammenti di anfore, monete, embrici.
    Eredi di Raffaele Massidda.

     

     

     

     

     

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    Fonti scritte

    (1) Felice Cherchi Paba, Evoluzione storica dell'attività industriale agricola caccia e pesca in Sardegna, Vol. I, Editrice Fossataro, Cagliari 1977, pp. 302, 380.

    Elenco ufficiale dei Monumenti della Provincia di Cagliari, pag. 163.

    Elenco del Comune.

    Manoscritto Pittalis

    Notizie desunte dallo scrivente.

  • Nuraghe Procarzos - Santu Lussurgiu

  • Nuraghe Ruggiu - Macomer

    nuraghe ruiu1Sulla collina di Filigosa sorge il Nuraghe Ruju, sentinella antica che vigila silenziosa sulle domus de janas sottostanti. La torre è diroccata nella parte rivolta a meridione in seguito a un crollo, ciò permette di vedere la struttura interna che comprende l’andito di ingresso che introduce al vano scala, anch’esso crollato, e alla camera circolare che consta di tre nicchie. Si sviluppa oltre i 12 metri di altezza, con grosse pietre lavorate e disposte a filari regolari all’esterno, mentre l’ambiente interno è realizzato con pietre più piccole e di medie dimensioni appena abbozzati e posti in opera. Nel 1968 il nuraghe è stato oggetto di restauro da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Sassari e Nuoro.

  • Nuraghe Zuras- il fenomeno luminoso all' alba del solstizio d' inverno, di Stefano Sanna

    Il Nuraghe Zuras è un Nuraghe di tipo monotorre situato nei pressi di Abbasanta (OR).Lo studioso Piero Zenoni è stato il primo a notare la parte precedente alla collocazione dei due tori nella nicchia centrale,quando il sole all' alba si posiziona nel vano parietale sinistro della nicchia.

  • SOS ARCHEOSARDEGNA

    DSC05068

    Non so proprio che taglio dare per introdurre questo argomento che mi sta molto a cuore e mi affascina a tutto tondo: si tratta dell'archeologia e dei nuraghi in particolare, il simbolo stesso della Sardegna.

    Più in generale, sono le pietre che esercitano su di me uno strano effetto e attraggono da sempre la mia attenzione. Mi è capitato spesso di cadere o beccarmi uno schiaffo in faccia da un ramo o un rovo, perché durante le mie escursioni, piuttosto che guardare avanti, rivolgo lo sguardo come ipnotizzato sui muretti a secco che delimitano il sentiero, alla ricerca, tra le tante, della pietra particolare dove sia possibile rinvenire i segni che le età geologiche o l'uomo nuragico vi hanno impresso.

    Lo faccio anche per le reminiscenze storiche che durante le mie escursioni in solitaria mi tornano alla memoria: la Legge delle chiudende emanata da Vittorio Emanuele I di Savoia nel 1820.
    La privatizzazione delle terre comuni, infatti, oltre alle violente reazioni dei piccoli pastori, rappresentò un terremoto catastrofico per le migliaia di nuraghi di cui era ricca l'isola, molti dei quali vennero letteralmente smontati per recintare le nuove proprietà. Ma a prescindere dall'interesse culturale e "sentimentale" per le pietre e i nuraghi, ho difficoltà a trattare l'argomento perché la situazione di abbandono e di degrado in cui versa gran parte del patrimonio archeologico della Sardegna, mi provoca grande angoscia, rabbia infinita e profondo disprezzo, per tutti coloro, politici e funzionari responsabili che avrebbero dovuto e dovrebbero provvedere alla loro salvaguardia, al loro recupero e valorizzazione. Eppure l'amore dei Sardi per la propria terra è grande; sono fieri e gelosi della propria storia millenaria, dell' identità linguistica, culturale, delle tradizioni...
    Com'è possibile allora che un tale importantissimo patrimonio, unico al mondo, che avrebbe fatto "leccare i baffi" a qualsiasi altra regione d'Italia e del mondo, decretandone la fortuna turistica ed economica, come mai - mi chiedo e chiedo - si dimostrano così apatici e noncuranti di fronte a tanta colpevole trascuratezza e abbandono?

    Non credo di essere il solo a porsi queste domande e a provare profonda angoscia e impotenza per lo stato di totale abbandono in cui versa il patrimonio archeologico della Sardegna.

    Eppure sono disponibili le cifre, le statistiche annuali dei flussi di visitatori che ogni anno si riversano sui siti archeologici attrezzati, fosse solo dell'essenziale, pagano il biglietto, sostano nei paesi, consumano ai bar, mangiano nei ristoranti, alloggiano negli alberghi, acquistano nei negozi, creano occupazione...
    Quale politica di sviluppo turistico per la Sardegna, senza i Nuraghi? Trasformati in ovili, deturpati dal cemento, lastre di eternit, cancelli di ferro, tettoie di lamiera, la cui stabilità è sempre più irrimediabilmente compromessa dalle radici di olivastri, bagolari e querce ingigantite sulla parte sommitale dei masti e affondano le loro radici tra gli interstizi scardinandone lentamente e inesorabilmente i grandi massi sino al crollo?

    É tempo di intervenire, di mobilitarsi, di dire basta a tale scempio!

    È necessario avviare - e lo facciamo e continueremo a farlo da queste pagine - una vera e propria campagna di sensibilizzazione e di lotta sullo stato di degrado dei munumenti archeologici della Sardegna, con l'obiettivo di raccogliere un pacco di proteste da brandire sulle teste dei responsabili diretti ed indiretti, sollecitando un intervento risanatore non più procrastinabile.

    Vuoi essere dei nostri in questa difficile battaglia? È molto semplice farlo: se anche nel tuo Comune c'è un nuraghe o un sito archeologico in forte degrado ISCRIVITI AL NOSTRO ARCHEOCLUB: saremo tuoi alleati e ci batteremo al tuo fianco, sino in fondo!

  • STORIA & STORIE

  • Tamuli

    tamuli dino sechiDa San Leonardo di Sette Fontane si percorre la Provinciale n. 20 in direzione Macomèr.
    Superato il bivio per Scano di Montiferro, il vivaio che è sulla destra e la struttura fieristica che gli è di fronte, svoltare a sinistra verso il Monte di S. Antonio.

    Continuare per 2,9 km e alla prima biforcazione della strada mantenere la destra.
    Dopo aver superato sulla sinistra l'area utilizzata come poligono di tiro dai militari del vicino 45° Reggimento Reggio di Macomèr, e il Nuraghe Pattada, rifugio delle sentinelle durante le esercitazioni di tiro (da non visitare assolutamente perché sporco e gran parte dei sui massi sono pericolosamente in bilico), si raggiunge da una stradetta laterale a sinistra l'area archeologica di Tamuli, segnalata da orribili cartelli indicatori sforacchiati da numerose fucilate.[1]

    Le tre belle tomba dei giganti sono lì con i conci sparsi tutt'intorno e le sei betili «Sas Perdas Marmuradas de Tamuli» che vigilano ancora il sonno eterno delle genti nuragiche di quella zona.

    Sentinelle del tempo le ho chiamate: tre maschili e tre femminili con le mammelle ancora turgide nonostante l'età, vigilano le tombe del villaggio oggi ridotte ad un ammasso di pietre che gli eredi della gente nuragica hanno profanato e distrutto. E lo spirito si ribella di fronte a tanta ignoranza e trascuratezza. Vado via, fortemente contrariato!

    Prima di lasciare l'area archeologica di Tamuli e proseguire la mia ecursione, effettuare una breve visita al nuraghe di Tamùli  e ai vicinissimi ricoveri per gli animali, poco distanti dalle tombe. Il nuraghe è in cattivo stato di conservazione e anche oggi, a distanza di circa vent'anni dalla prima visita, gran parte di esso è impraticabile

    [1] Dopo il recente intervento, l'intera area archeologica di Tamuli  è stata affidata ad una cooperativa di Macomer. Ora l'ingresso è delimitato da muretti a secco, vi hanno realizzato un parcheggio per auto e pullman, e una biglietteria con guida/custode. Hanno delimitato con funi e paletti i percorsi obbligatori

  • Tomba giganti III Tamuli - Macomer

  • Umberto Guerra

    Via L. Alagon, 29
  • Umberto Guerra

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