Lunedì, 24 Giugno 2019
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I pipistrelli *

in voloPresso i Mulini comunali di Santu Lussurgiu in località Sos Mòlinos sono presenti due colonie di pipistrelli, mammiferi tutelati dalle leggi regionali, nazionali ed europee.
All'atto della presa in gestione dei mulini, l'Archeoclub di Santu Lussurgiu in collaborazione attiva e fattiva  con Speleoclub Oristanese e GGO - Guppo Grotte Ogliastra, ha avviato una serie di iniziative  per lo studio e la loro tutela e salvaguardia, compresi gli habitat nei quali vivono e/o soggiornano.
 
Di fatto, i pipistrelli (o chirotteri che dir si voglia) non ci disturbano, anzi!
Riteniamo infatti che nei prossimi mesi le colonie presenti a Sos Mòlinos, potranno costituire e rappresentare, anche visivamente, il valore aggiunto alla conoscenza diretta del sito in gestione, soprattutto quella pedagogica e didattica a favore delle giovani generazioni,  per la formazione e il rafforzamento di una coscienza ecologica che consideri e riconosca sul campo la biodiversità e l'equilibrio tra le specie viventi come requisiti indispensabili alla vita stessa degli umani. 
In attesa dei risultati dei monitoraggi effettuati la scorsa estate(2017), si riportano di seguito alcune foto e il testo tratto da Fauna cavernicola e pipistrelli nelle grotte della provincia di Sassari, a cura di  Mauro Mucedda, Giuseppe Grafitti, Paolo Marcia,  nell'ambito delle iniziative per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio speleologico e carsico della Sardegna, Legge Regionale n. 4 del 7.8.2007.
 

 I PIPISTRELLI

Tra i nostri mammiferi, gli unici a essere in grado di volare sono i pipi­strelli o chirotteri. Essi sono infatti dotati di ali, costituite da una sotti­le membrana, chiamata patagio, tesa tra gli arti superiori, le dita, i fianchi del corpo, le zampe posteriori e la coda.

Il termine chirottero deriva dalle parole greche "mano"e "ala" e infatti possiamo considerare gli arti superiori dei pipistrelli come delle mani, le cui sottili e lunghissime dita sorreggono la membrana alare. Il pri­mo dito della mano, il pollice, rimane invece esterno alla membrana alare ed è munito di unghia, utile per arrampicarsi sulle pareti.

I pipistrelli sono mammiferi ad abitudini notturne, dotati di caratteri­stiche particolari rispetto agli altri animali, come l'emissione di ultra­suoni che gli consentono di orientarsi in volo al buio completo, la ca­pacità di trascorrere l'inverno in letargo senza alimentazione e dormi­re appesi a testa in giù.

Sono piccoli animali, con un corpo lungo tra i 3 e i 10 cm e un peso compreso tra un minimo di 3 g per i pipistrelli più piccoli e un massi mo di 75 g nella specie europea più grande, mentre l'apertura alare può variare tra 18 e 46 cm. Come tutti i mammiferi sono ricoperti di

morfologia pipistrellopelo, con una fitta pelliccia che sul dorso è di colore variabile tra il grigio-nerastro e il bruno, gene­ralmente più chiaro nella parte ventrale, dove per alcune specie diventa bianco.

Le orecchie, a seconda del gene­re, hanno forma e dimensioni molto varie, piccole in alcune specie, piuttosto grandi e vistose in altre. I piedi sono muniti di aguzze e robuste unghie con le quali i pipistrelli si appendono alle pareti e ai soffitti dei rifugi eche usano anche per la pulizia del corpo. La coda è corta e nella mag­gior parte dei casi è compresa nel pa­tagio, talvolta è sporgente.

Tutti i chirotteri europei sono dei Microchirotteri, cioè pipistrelli di piccole dimensioni, e comprendono attualmente 45 specie suddivise in 4 famiglie: i Rinolofidi, i Vespertilionidi, i Miniotteridi e i Molossidi. All'interno di ogni famiglia essi si distin­guono poi in generi e specie.

I Rinolofidi sono caratterizzati dalla presenza sul muso della cosidetta "foglia nasale", una singolare e curiosa escrescenza a forma di ferro di cavallo, da cui deriva il nome di "ferro di cavallo" talvolta utilizzato per questa famiglia. Hanno orecchie appuntite e prive del trago, pre­sente invece nelle altre famiglie. I Rinolofidi sono riuniti neirunico ge­nere Rhinolophus.

I Vespertilionidi hanno il muso con delle normali narici simili a quelle dei topi e degli altri piccoli mammiferi e hanno una coda sottile interamente compresa nel patagio o leggermente sporgente. Le orecchie, a seconda del genere, hanno diversa forma e lunghezza e presentano davanti al padiglione auricolare una lamella sottile che si chiama tra­go. I Vespertilionidi sono suddivisi in 7 generi: Myotis, Pipistrellus, Hypsugo, Eptesicus, Nyctalus, Plecotus, Barbastella.

I Miniotteridi, che prima appartenevano ai Vespertilionidi, sono carat­terizzati da orecchie cortissime poco appuntite che non superano l'apice della testa, con trago piccolo e rotondeggiante, muso corto e fron­te arrotondata; le ali sono lunghe e strette e consentono un volo molto rapido. I Miniotteridi sono compresi nell'unico genere Miniopterus.

I Molossidi hanno un muso che ricorda quello di un cane, con orecchie rotondeggianti molto larghe e robuste. La coda, a differenza delle altre Famiglie di chirotteri, è grossa, simile a quella dei topi e sporge di al­cuni centimetri dal patagio. I Molossidi hanno il solo genere Tadarida.

I pipistrelli e gli ultrasuoni

I pipistrelli non sono ciechi, come erroneamente viene spesso ritenuto, e hanno la capacità di volare totalmente al buio. Per spostarsi in volo nella completa oscurità non hanno però bisogno di utilizzare la vista, perchè si orientano mediante l'emissione di ultrasuoni. Gli esseri uma­ni non sono in grado di percepire questi ultrasuoni, perché hanno una frequenza altissima (15.000-120.000 Hz) non udibile per il nostro orec­chio. Gli ultrasuoni vengono prodotti mediante la vibrazione della la­ringe e i pipistrelli, a seconda della specie, li possono emettere dalla bocca o dal naso.

Gli ultrasuoni vengono emessi in volo dal pipistrello, con impulsi bre­vissimi di pochi millesimi di secondo in rapida successione. Quando questi impulsi colpiscono un insetto o un ostacolo qualsiasi, generano un'eco, con delle onde sonore di riflessione che ritornano indietro e vengono percepite dalle orecchie dell'animale, consentendogli di co­noscere la natura dell'oggetto colpito dagli ultrasuoni. Il pipistrello mediante le orecchie ottiene così delle informazioni molto precise, con le quali può evitare gli ostacoli, localizzare, identificare e catturare le prede di cui si nutre. Questo sistema di orientamento con gli ultrasuo­ni viene chiamato "ecolocalizzazione", e sulla base di quanto illustrato possiamo affermare che i pipistrelli vedono con le orecchie.

La tecnologia ci consente di trasformare gli ultrasuoni in suoni udibili, grazie all'utilizzo di uno strumento elettronico chiamato Bat detector, e possiamo sentire con le nostre orec­chie i suoni emessi dai pipistrelli. Con l'uso di questo strumento siamo così in grado di percepire la presen­za di pipistrelli in volo intorno a noi, anche se al buio completo non riu­sciamo a vederli.

Il Bat detector è utilissimo per i ricecatori che possono ottenere preziose informa­zioni sull'attività dei pipistrelli nell'area che intendono studiare. Registrando i suoni e analizzan­doli poi al computer con software adeguati, otteniamo uno spettro­gramma mediante il quale è pos­sibile giungere all'identificazione di un buon numero di specie di pipistrelli.

Osservando lo spettrogramma dei suoni qui riportato come esempio, possiamo vedere che i Rinolofi emettono dei segnali a frequenza costante, mentre i Vespertilioni emettono segnali in modulazione di frequenza, con una ampia tipologia al variare delle specie.

Cosa mangiano i pipistrelli

I pipistrelli europei, e quindi anche i nostri presenti in Sardegna, sono insettivori, cioè si nutrono prevalentemente di insetti.

Essendo animali notturni, i pipistrelli escono ogni sera dai loro rifugi col calar delle tenebre, per dedicarsi alla caccia agli insetti, svolazzan­do in lungo e in largo nel territorio. Possiamo per questo motivo defi­nirli come "rondini della notte", perché hanno lo stesso comportamen­to di questi uccelli e li sostituiscono dopo il tramonto nel solcare il cie­lo.

L'uscita serale dei chirotteri avviene in genere a orari differenti, a se­conda della specie e del tipo di alimentazione o foraggiamento preferi­to. In base alla disponibilità alimentare, le varie specie di pipistrelli utilizzano infatti diverse strategie di cattura e sono specializzate su determinate categorie di prede, con un'ampia variabilità stagionale. Abbiamo così i pipistrelli più piccoli che in genere cacciano zanzare e moscerini, altri che catturano farfalle notturne, altri più grossi che si nutrono principalmente di coleotteri o cavallette o altri artropodi tra cui anche i ragni.

I chirotteri, durante l'attività di caccia notturna, catturano gli insetti principalmente in volo localizzandoli con gli ultrasuoni, ma sono in grado di catturare anche quelli posati sulle foglie degli alberi e sulle pareti dei muri.

Per ridurre la competizione alimentare i chirotteri svolgono la loro at­tività di foraggiamento nei più diversi habitat, sia in ambiente natura­le che antropizzato. Abbiamo così pipistrelli che cacciano lungo i bordi della vegetazione, altri in mezzo ai rami degli alberi, altri attorno ai lampioni stradali, altri in cielo aperto anche a notevole altezza, altri sul­l'erba o anche scendendo al suolo.                                                      Alcune specie sono specializzate nella cattura di in­setti a volo radente sulla superficie di laghi e ampi fiumi, nutrendosi anche di piccolissimi pesciolini che riescono ad af­ferrare sul pelo dell'acqua.

I pipistrelli bevono sfiorando in volo le ampie superfici d'acqua, ma anche su piccole fontane. Possono bere anche posandosi sulla roccia investita da stillicidio d'acqua.

I rifugi dei pipistrelli

I pipistrelli, a differenza di altri animali, non hanno necessità di co­struire nidi o tane, perchè trovano ricovero all'interno di rifugi già esi­stenti. A seconda della specie che li utilizza, questi rifugi sono di di­verse tipologie e possono essere suddivisi in tre categorie principali: cavità sotterranee, cavità degli alberi, edifici e analoghe strutture arti­ficiali.

I rifugi sotterranei, utilizzati dai pipistrelli cosidetti troglofili, sono co­stituiti da cavità, sia naturali che artificiali, come grotte, miniere, galle­rie, cave, rifugi militari, tombe ipogeiche come le Domus de Janas, dove si appendono al soffitto o alle pareti. Alcune specie hanno l'abitudine di infilarsi anche all'interno di fenditure e fessure nelle rocce.

Con la particolare strategia di appendersi a testa in giù sui soffitti in posizione alta o infilandosi in strette fessure, riescono così ad evitare azioni di disturbo e stare lontani da eventuali predatori.

I   rifugi negli alberi, utilizzati dai pipistrelli forestali o fitofili, sono rappresentati dalle cavità che si creano negli alberi più vetusti, sia nel tronco che nei rami. Vengono utilizzate anche fessure nella cor­teccia e spesso i nidi del picchio ormai abbandonati.

Negli edifici, i cosidetti pipistrelli antropofili possono rifugiarsi nelle stanze, nelle soffitte, nei sottotetti, nelle cantine, oppure infilarsi nelle fessure dei muri, dietro pannellature in legno. I pipistrelli di dimensioni più piccole si infilano spesso anche sotto le tegole, nei fori dei mattoni o dietro le grondaie. È possi­bile trovare pipistrelli anche in altre strutture artificiali quali ad esem­pio le dighe dei laghi, le intercapedini sotto i ponti, l'interno di viadot­ti cavi, i nuraghi.

Con una certa variabilità da specie a specie, i pipistrelli hanno l'abitu­dine di cambiare più volte rifugio nelle diverse stagioni dell'anno. In base al loro utilizzo, esistono così rifugi di diversa natura: diurni o temporanei, per il letargo, per la riproduzione, per l'accoppiamento, di transito.

l ciclo annuale dei pipistrelli

I pipistrelli sono animali notturni, che durante il giorno stanno a ripo­so all'interno dei loro rifugi, mentre durante la notte, come abbiamo già detto, escono fuori per procurarsi il cibo. La loro vita è inoltre re­golata da un ciclo annuale che li vede in attività dalla primavera al­l'autunno e in letargo per i restanti 3 mesi invernali, con differenze da specie a specie e con variazioni locali che dipendono dalla quota e dal­la latitudine.

I  pipistrelli sono così degli animali migratori, perché sulla base del lo­ro ciclo annuale, sono costretti a compiere periodicamente degli spostamenti da località di letargo a località di riproduzione, che possono essere più o meno lunghi.

In periodo invernale i chirotteri trascorrono, giorno e notte, un lungo periodo di letargo all'interno di rifugi particolari, caratterizzati da bas­sa temperatura e di preferenza posti in collina e in montagna. Durante il letargo essi dormono profondamente e il loro metabolismo si riduce, con abbassamento della temperatura corporea, diminuzione della re­spirazione e del battito cardiaco. Nel corso dell'inverno possono talvolta interrompere momentaneamente il letargo.

In primavera i pipistrelli si risve­gliano, riprendono l'attività e la­sciano i rifugi invernali, con dei movimenti migratori che li porta­no in altri rifugi, distanti talvolta anche centinaia di chilometri.

Per il periodo estivo le femmine hanno la consuetudine di riunirsi a formare delle colonie di ripro­duzione, cosidette nursery, all'in­terno di rifugi più caldi e protetti, dove i pipistrelli partoriscono. Il periodo dei parti ha inizio in ge­nere dal mese di maggio e si protrae in giugno e luglio, a seconda del­la specie. Queste colonie possono essere costituite da una sola specie o da diverse specie di pipistrelli, formando aggregazioni da poche deci­ne a varie migliaia di esemplari. Il gran numero di animali presenti nella colonia nursery ha la funzione di evitare la dispersione di calore e consente ai neonati, che sono privi di pelo, di stare protetti al caldo. Le madri quando si spostano sono in grado di portare i neonati in volo attaccati al loro corpo. Durante la notte le femmine abbandonano i ri­fugi ed escono per l'attività di caccia, lasciando da soli i piccoli e rien­trando una o più volte per l'allattamento. I maschi adulti durante que­sto periodo stanno in disparte dalle colonie di riproduzione o vivono isolatamente in altri rifugi.

Alla fine dell'estate i nuovi nati completano lo svezzamento, diventa­no totalmente abili al volo e sono in grado di provvedere in pro­prio per l'alimentazione, rag­giungendo quindi la piena auto­nomia dalle madri.

Sul finire del periodo estivo e al­l'inizio dell'autunno le colonie pian piano si disperdono e si av­via la fase degli accoppiamenti, che possono aver luogo nello stesso rifugio di riproduzione o anche in altre località. Nei pipi­strelli dopo l'accoppiamento si ha un particolare fenomeno di ri­tardo della fecondazione, che in quasi tutte le specie avviene solo dopo alcuni mesi, all'inizio della primavera.

Con la dispersione autunnale delle colonie hanno inizio i movi­menti migratori che riporteranno i pipistrelli verso i rifugi inverna­li,   dove, a seguito della diminu­zione della temperatura e della scomparsa degli insetti, gli ani­mali vanno in letargo, comple­tando così il ciclo annuale della loro vita. La gravidanza dura da 50 a 70 giorni e i pipistrelli parto­riscono generalmente un solo piccolo all'anno, talvolta due per alcune specie. I chirotteri com­pensano questo bassissimo tasso di riproduzione con una notevole longevità, in confronto ad altri piccoli mammiferi. Essi infatti riescono a sopravvivere abitual­mente sino a 10/15 anni di età, con una certa variabilità a secon­da della specie, con record osservati di animali che hanno vissuto 30 e anche 40 anni. Questa longevità è legata probabilmente alla loro pecu­liarità di trascorrere in letargo almeno tre mesi all'anno.


Tutela dei pipistrelli

I   pipistrelli sono riconosciuti come indicatori ambientali, cioè la loro presenza è una indicazione della buona qualità dell'ambiente in cui viviamo.

Durante l'attività di caccia i chirotteri sono in grado di divorare ogni notte centinaia e forse migliaia di insetti. Appare quindi evidente la lo­ro grande utilità e il loro importante ruolo contro la proliferazione de­gli insetti nocivi per l'uomo e per l'agricoltura. L'azione dei pipistrelli permette di ridurre in tutto il mondo l'utilizzo di sostanze chimiche, contribuendo alla salvaguardia dell'ambiente e consentendo un note­vole risparmio economico.

Da queste considerazioni emerge evidente la necessità di una tutela dei pipistrelli e di un'azione per evitare la perdita o la diminuzione delle loro popolazioni.

Tenendo conto di questa loro grande valenza ambientale, in ambito europeo sono state avviate da tempo delle azioni di tutela e ora tutte le specie di pipistrelli sono considerate protette dalla Convenzione di Berna del 19.09.1979 e dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE del 21.05.1992.

La Convenzione di Berna riporta nell'Allegato II tutte le specie di chi­rotteri europei come "Specie di fauna rigorosamente protette", ad ec­cezione di Pipistrellus pipistrellus, che viene però elencato nell'Allegato III   tra le "Specie di fauna protette".

La Direttiva Habitat include tutte le specie di chirotteri nell'Allegato IV, dove sono indicate come "Specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa". Di queste, 13 specie sono ritenute di maggiore rilevanza e vengono riportate nell'allegato II classifican­dole come "Specie di interesse comunitario la cui conservazione ri­chiede la designazione di zone speciali di conservazione". Tra i pipi­strelli delle grotte della Provincia di Sassari ne risultano 6 inseriti in questo elenco speciale; si tratta di Rinolofo maggiore, Rinolofo mino­re, Rinolofo di Mehely, Vespertilio di Capaccini, Vespertilio smargina­to e Miniottero.

In ambito più vicino a noi, tutte le specie di chirotteri della Sardegna risultano protette dalla Legge Regionale n. 23 del 29 luglio 1998.

I   chirotteri rappresentano uno dei gruppi faunistici più vulnerabili sia alle modificazioni ambientali che alle azioni dirette dell'uomo e tra i mammiferi terrestri sono quelli che hanno il maggior numero di spe­cie minacciate.

Per i pipistrelli delle grotte della provincia di Sassari, le minacce più importanti sono il disturbo grave all'interno dei rifugi, l'alterazione o la distruzione dei rifugi, come ad esempio la chiusura degli ingressi delle cavità, le alterazioni ambientali e le modificazioni apportate dall'uomo sul territorio, come incendi, riduzione delle superfici forestate, bonifica delle zone umide, che possono causare una perdita di aree idonee al foraggiamento. Rilevanti anche i danni legati all'eccessivo uso dei pesticidi nelle aree agricole, che in seguito alla loro alimenta­zione a base di insetti possono accumularsi in dosi nocive anche nei pipistrelli.

Il  disturbo delle colonie all'intemo dei rifugi è particolarmente grave nel periodo del letargo invernale e nel periodo estivo della riproduzio­ne. Durante il letargo, risvegliare forzatamente i pipistrelli può causa­re la caduta al suolo di animali non prontamente in grado di volare e porta ad un consumo eccessivo delle loro riserve di grasso, che po­trebbe debilitarli e non consentire la sopravvivenza sino alla primave­ra. Nel periodo estivo della riproduzione il disturbo può creare panico tra le femmine adulte, che sono così costrette a spostarsi repentinamente in volo col rischio di perdita dei neonati.

I  pipistrelli delle grotte della provincia di Sassari

In Sardegna sono presenti attualmente 21 specie di pipistrelli, che uti­lizzano diverse tipologie di rifugi. Nella provincia di Sassari le specie troglofile che è possibile trovare aH'interno delle grotte sono 8, appar­tenenti a 3 famiglie, che qui di seguito riportiamo:

RinolofidiRinolofo maggioreRinolofo minoreRinolofo di Mehely. Vespertilionidi: Vespertilio maghrebino, Vespertilio di Capaccini,

Vespertilio di Daubenton, Vespertilio smarginato.

MiniotteridiMiniottero.

Di queste solamente il Rinolofo di Mehely, il Vespertilio maghrebino, il Vespertilio di Capaccini e il Miniottero hanno comportamento strettamente troglofilo, cioè utilizzano in tutti i momenti dell'anno grotte e altre cavità sotterranee come rifugio. Il Rinolofo maggiore, il Rinolofo minore, il Vespertilio di Daubenton e il Vespertilio smarginato posso­no invece utilizzare stagionalmente anche altri tipi di rifugi, come ad esempio gli edifici.

Rinolofo maggiore - Rhinolophus ferrumequinum (Schreber, 1774)

È un pipistrello di grandi dimensioni, il più grande Rinolofo europeo, che ha la foglia nasale con un apice della sella corto e arrotondato. Pelliccia di colore tra il grigio-bruno e il marrone nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale. Quando è in riposo si ammantella completamente nella membrana alare.

È una specie troglofila largamente diffusa in differenti habitat in tutta la Sardegna, dal livello del mare sino a 1200 m di quota. Nelle stagioni fredde e fresche, cioè gene­ralmente dall'autunno alla pri­mavera, trova rifugio principal­mente in grotte, gallerie sotterra­nee, domus de janas, nuraghi, ma con l'arrivo della stagione estiva egli preferisce trasferirsi per la riproduzione in altri rifugi più cal­di e più asciutti, spesso artificiali, come miniere, condotte idriche, edifici. Tra i pipistrelli della Sardegna è quello più frequente­mente riscontrato nei rifugi sot­terranei, dove lo si trova spesso isolato o in piccoli gruppi e solo raramente forma colonie di qual­che centinaio di individui.

Forma gruppi generalmente mo­nospecifici, ma non è raro trovar­lo  in autunno e primavera insie­me al Miniottero e in periodo estivo in colonia con il Vespertilio smarginato.

Rinolofo minore - Rhinolophus hipposideros (Bechstein, 1800)

È un pipistrello di piccola taglia, il più piccolo Rinolofo europeo, di facile identificazione proprio per le sue ridotte dimensioni. La foglia nasale presenta un apice della sella molto corto, meno evi­dente del Rinolofo maggiore. La pelliccia è di colore grigio-bruno nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale. In riposo, so­prattutto in periodo invernale, si avvolge completamente nella membrana alare.

È una specie troglofila molto dif­fusa in tutta la Sardegna, dal li­vello del mare a 1200 m di quota.

Dall'autunno alla primavera è uno dei pipistrelli più comuni nei rifugi sotterranei quali grotte, gallerie sotterranee, domus de ja- nas, dove viene osservato quasi sempre isolato o comunque con un numero di esemplari piutto­sto ridotto.

Abbandona le cavità sotterranee quasi totalmente nel periodo estivo
per la riproduzione, e va a stabilirsi in rifugi più caldi e più asciutti, per lo più artificiali, quali nuraghi, case disabitate, ripostigli con parti buie, dove tollera spesso la presenza dell'uomo. Le colonie sono quasi sempre monospecifiche, formate da qualche decina a un centinaio di esemplari.

Rinolofo di Mehely - Rhinolophus mehelyi Matschie, 1901 


È un pipistrello di medie dimensioni, che ha la foglia nasale con un apice della sella appuntito e diritto, lancetta piccola con l'apice molto sottile. Intorno agli occhi ha una caratteristica mascherina scura, che è di aiuto per la sua identificazione. Pelliccia di colore grigio-bruno nel­la parte dorsale, molto chiara o completamente bianca nella parte ven­

trale, in rari casi con qualche esemplare di colorazione rossic­cia molto vistosa. Quando è in fa­se di riposo non si avvolge mai completamente con la membrana alare.

È una specie strettamente troglo­fila, che trova rifugio nelle grotte tutto l'anno, compresi il periodo di letargo e di riproduzione. Presenta una buona diffusione in Sardegna, ma in un numero non elevato di rifugi, con colonie tal­volta numerose, di centinaia di esemplari. Non abbandona le grotte in estate, come invece av­viene per R. ferrumequinum e R. hipposideros, e forma delle colonie miste di riproduzione insieme ad altre specie di pipistrelli, quali Myotis punicus, Myotis capaccinii e Miniopterus schreibersii. È un pipi­strello che predilige le aree di bassa quota e collina, con utilizzo di rifugi che non superano mai i 700 m di quota.

Vespertilio maghrebino - Myotis punicus Feltenf 1977 

È un pipistrello di grossa taglia, il più grande Myotis della Sardegna, facilmente riconoscibile per le sue dimensioni e per le orecchie abba­stanza lunghe e appuntite.

Pelliccia di colore grigio-bruno chiaro nella parte dorsale, molto chiaro quasi bianco nella parte ventrale.

È un pipistrello di origine africa­na, che in ambito italiano è pre­sente solo in Sardegna.

È una specie troglofila che è pos­sibile trovare quasi esclusiva- mente in grotte o gallerie sotter­ranee, con buona diffusione in Sardegna, dal livello del mare a 1200 m di quota.

Nel periodo ripro­duttivo forma co­lonie nursery di centinaia e talvolta migliaia di esem­plari, in aggrega­zione con altre specie di chirotteri, quali Miniopterus schreibersiiMyotis capaccinii e Rhinolo- phus mehelyi. È una specie migratoria, per la quale risul­tano poco noti i rifugi invernali, ubicati in montagna in grotte molto fredde.

Vespertilio di Capaccini - Myotis capaccinii (Bonapartef 1837)

È un pipistrello di medie dimensioni, che ha orecchie di media lun­ghezza e trago che raggiunge metà altezza dell'orecchio. Riconoscibile per avere i piedi grandi, con la membrana caudale ricoperta di una densa peluria e il patagio inserito alla caviglia. Pelliccia di colore gri­
giastro nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale.

È una specie strettamente troglofi­la che trova rifugio in grotte e gal­lerie sotterranee, abbastanza dif­fusa in Sardegna, dal livello del mare sino a 1000 m di quota, nu­mericamente poco abbondante.

È un pipistrello che abitualmente esercita la caccia notturna a volo radente su ampie superfici d'ac­qua, per cui utilizza rifugi non lontani da laghi e fiumi.

Compare nelle nostre grotte in primavera, vi trascorre Testate formando delle colonie miste di riproduzione insieme ad altre specie di pipistrelli, quali Miniopterus schreibersiiMyotis pu­nicus e Rhinolophus mehelyi, dove è in genere poco evidente per cui risulta attualmente di difficile quantificazione. Scompare in autunno e si conoscono solo pochissime località dove trascorre il letargo invernale.

Vespertilio di Daubenton - Myotis daubentonii (Kuhl, 1817)

È un pipistrello di medie dimen­sioni, che ha orecchie di media lunghezza e trago corto che non raggiunge metà altezza dell'orec­chio. È molto simile al Vespertilio di Capaccini, rispetto al quale ha i piedi più piccoli e la membrana caudale priva di peli, con inser­zione del patagio al metatarso.

Pelliccia di colore grigio-bruno nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale.

È una specie poco abbondante e

poco diffusa in Sardegna, non strettamente troglofila, ma rinve­nuta varie volte in grotta. Si co­noscono pochi rifugi alTinterno di grotte, generalmente situate sul mare o comunque in vicinan­za di laghi, stagni costieri o gran­di fiumi, dove è solito cacciare a volo radente sull'acqua come il Myotis capaccinii.

Vespertilio smarginato - Myotis emarginatus (Geoffroy, 1806) 


È un pipistrello di medie dimen­sioni, che ha orecchie di media lunghezza, che si riconosce per una evidente e ben marcata smarginatura nel bordo esterno dell'orecchio. Il trago è sottile e appuntito e non raggiunge il bor­do della smarginatura. La pellic­cia è di colore bruno tendente al rossiccio di aspetto lanoso nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale.

E una specie non strettamente troglofila, che utilizza come rifu­gio grotte, miniere e gallerie arti­ficiali, ma anche stagionalmente strutture di altra natura come gli edifici. Numericamente ridotta e poco diffusa in Sardegna, dal li­vello del mare sino a 1200 m di quota.

Poche le colonie di riproduzione conosciute, situate in rifugi sot­terranei caldi e asciutti, e anche all'interno di edifici, dove spesso è in aggregazione con il Rinolofo maggiore.

Miniottero - Miniopterus schreibersii (Kuhl, 1817)

È un pipistrello di medie dimen­sioni, che ha orecchie cortissime triangolari che non raggiungono il bordo superiore della testa e la fronte molto arrotondata. La pel­liccia è di colore grigio-bruno nella parte dorsale, più chiaro nella parte ventrale.

È una specie strettamente troglo­fila a grande diffusione in Sardegna, dal livello del mare sin oltre 1100 m di quota, che utilizza tutto l'anno grotte, gallerie ed al­tri ambienti sotterranei. In estate si riunisce in colonie di riprodu­zione molto numerose, caratteri- stiche per il gran numero di esemplari che formano gruppi fittissimi strettamente addossati fra loro, aggregandosi con altre specie troglofile di pipistrelli, in genere Myotis punicus, Myotis ca­paccinii, Rhinolophus mehelyi.

È una specie migratoria che tra le località di riproduzione e di letar­go utilizza anche grotte di transi­to, formando in genere gruppi monospecifici. Nella Grotta di Su Marmuri a Ulassai forma, in periodo di letargo invernale, la più gran­de colonia di pipistrelli in Italia, costituita da circa 27.000 esemplari.

Nella provincia di Sassari sono note numerose grotte che ospitano nel loro interno pipistrelli, che le utilizzano come rifugio in diversi mo­menti dell'anno. La maggior parte di queste grotte ospita in genere so­

lo  qualche esemplare o comunque un numero ridotto di animali. Alcune cavità si evidenziano perché presentano nel loro interno delle colonie molto grandi, con aggregazioni di varie centinaia e talvolta migliaia di pipistrelli. Le colonie più grandi sono quelle estive di ri- produzione, mentre quelle di letargo invernali hanno un numero infe­riore di animali. Abbiamo così grotte come la Grotta dell'inferno o del Diavolo (Muros), la Grotta Su Coloru (Lerru), la Grotta Sa Rocca Ulari (Borutta), la Grotta Badde o Su Guanu (Pozzomaggiore), la Grotta Tuva 'e Mare (Mara), che in estate sono abitate da grandi aggregazioni di pipistrelli formate generalmente da 4 specie diverse: Rinolofo di Mehely, Miniottero, Vespertilio maghrebino, Vespertilio di Capaccini. La Grotta di Monte Majore (Thiesi) ospita ugualmente colonie consi­stenti di pipistrelli generalmente nel periodo autunnale, invernale e primaverile. Non si conoscono nella provincia colonie di letargo di Miniottero, di Vespertilio maghrebino e di Vespertilio di Capaccinii, perché queste specie migrano per il periodo invernale in altre località di montagna, principalmente nel nuorese e nell'Ogliastra.

 Il Rinolofo maggiore e il Rinolofo minore risultano essere le specie più frequentemente riscontrate nelle grotte della provincia di Sassari. Devono essere considerate quindi come i pipistrelli a più ampia diffu­sione in ambiente sotterraneo.

Il pipistrello più raro risulta essere il Vespertilio di Daubenton, osser­vato in una sola grotta della provincia, ma comunque poco frequente in tutta la Sardegna.

Tra le specie di pipistrelli presenti nelle grotte della provincia di Sassari, ve ne sono due che hanno una particolare rilevanza: il Rinolofo di Mehely e il Vespertilio maghrebino. Il Rinolofo di Mehely (Rhinolophus mehelyi), risulta segnalato in Italia solamente in Sardegna e in Sicilia, ma in quest'ultima isola è ormai ridotto a pochi esemplari e quindi quasi estinto, pertanto nel nostro paese solo in Sardegna è possibile osservare ancora colonie numericamente rilevanti di questa specie.

Il  Vespertilio maghrebino {Myotis punicus) è un pipistrello di origine nord africana, che ha colonizzato in passato la nostra isola, identificato solo di recente mediante analisi genetiche. Le colonie sarde di questa specie risultano essere le uniche in Italia e, insieme a quelle della Corsica, le uniche presenti in ambito europeo.

NOTE

* Mauro Mucedda, Giuseppe Grafitti, Paolo Marcia (A cura), Fauna cavernicola e pipistrelli nelle grotte della provincia di Sassari,  

AA. VV., 1983. Il popolamento animale e vegetale della Sardegna.Lav. Soc. ital. Biogeogr., n.s., 8, (1980): 874 pp.

Brignoli P.M., 1972. Catalogo dei Ragni cavernicoli italiani.Quaderni Speleol., Circolo Speleol. Romano, 1: 212 pp.

Cassola F., 1982. Il popolamento cavernicolo della Sardegna.Lav. Soc. ital. Biogeogr., n.s., 7, (1978): 615-755.

Cerruti M., 1968. Materiali per un primo elenco degli Artropodi speleobii della Sardegna.Fragm. entomol., 5 (3): 207-257.

Furreddu A., Maxia C., 1964. Grotte della Sardegna. Guida al mondo carsico dell'isola.Sarda Fossataro, Cagliari: 310 pp.

Gestro R., 1904. Una gita in Sardegna.Divagazioni biogeografiche. Boll. Soc. geogr. ital., 4: 315-351 (estr. 3-39).

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Grafitti G., 2002. La biospeleologia in Sardegna.Storia e prospettive. Anthèo 6: 269-298.

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Mucedda M., Murittu G., Oppes A., Pidinchedda E., 1995. Osservazioni sui Chirotteri troglofili della Sardegna.Boll. Soc. Sarda Sci. Nat., 30: 97-129.

Mucedda M., Pidinchedda E., 2010. Pipistrelli in Sardegna.Conoscere e tutelare i mammiferi volanti. Nuova Stampa Color, Muros: 1-46.

Mucedda M., Grafitti G., Dorè G., 2002. Grotte della provincia di Sassari.La Celere Editrice, Alghero, 204 pp.

Puddu S., Pirodda G., 1974. Catalogo sistematico ragionato della fauna cavernicola della Sardegna.Rend. Sem. Fac. Sci. Univ. Cagliari, 43 (3-4), (1973): 151-205.

I chirotteri hanno la curiosa abitudine di stare solitamente appesi a testa in giù, sia quando dormono che quando sono svegli.


A sinistra un piccolo pipistrello del Genere Pipistrellus che pesa solo 3-4 g. A destra un grande pipistrello del Genere Myotis che pesa tra i 20 e i 30 g.

Le famiglie dei pipistrelli europei


RINOLOFIDI                                    VESPERTILIONIDI

Hanno ima escrescenza nasale Hanno nomali narici, senza ferro di

a forma di ferro di cavallo                   cavallo, orecchie di varia fonna e coda


compresa nel patagio






Spectrogram, TFT size 512, Hanning wndow

100 kHz

Rhinolophus

ferramequinum

Pipistrelli^

pipistrelli^


Myotis

punicus

Plecotus

auritus


Spettrogramma con segnali caratteristici di diverse specie di pipistrelli


I pipistrelli si nutrono principalmente di insetti come moscerini, zanzare, farfalle notturne e più raramente anche cavallette.


I pipistrelli bevono aprendo la bocca a volo radente sull'acqua




Pipistrelli appesi alle stalattiti in una grotta

Rinolofi appesi al soffitto di una casa                            j.r. . . *j                     . n-

abbandonata                                         NeSh edlflC1'1 cosidetti pipistrelli


Anche i nuraghi possono ospitare pipistrelli nel loro interno


Le specie più piccole possono infilarsi sotto le grondaie delle case e anche dentro ifori dei mattoni



I


Riproduzione



Colonia estiva di migliaia di pipistrelli di

diverse specie

Una grotta calda è indispensabile per i neonati completamente privi di pelo


La Grotta di Monte Majore ospita in inverno una colonia di pipistrelli in letargo


Grande colonia di pipistrelli nella Grotta dell'inferno



Fauna cavernicola e pipistrelli NELLE GROTTE DELLA PROVINCIA DI SASSARI

Pipi Provincia j^Jj di Sassari

ATTIVITÀ SVOLTA NELL'AMBITO DELLE INIZIATIVE PER LA CONSERVAZIONE E LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO SPELEOLOGICO E CARSICO DELLA SARDEGNA, LEGGE REGIONALE N. 4 DEL 7.8.2007


Fauna cavernicola e pipistrelli nelle grotte della provincia di Sassari

a cura di Mauro Mucedda, Giuseppe Grafitti, Paolo Marcia

Regione
Autonoma della Sardegna
Provincia di Sassari

EPOPEA MONS. GIOVANNI SANNA

sanna sardegna1

BRIGANTE, L'ASINO DELLA MARCA

brigante 2017 12 09 g.sechi

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