Giovedì, 30 Giugno 2022
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Il tempo

pioggiaPrevedere il manifestarsi di perturbazioni, consente all'escursionista di sottrarsi alle conseguenze del maltempo.

Per far previsioni bisogna conoscere numerosi elementi meteorologici: le nubi, i venti, l'umidità, la temperatura, la pressione. Uno strumento molto utile al fine di valutare l'evoluzione del tempo è l'altimetro-barometro, che segnala le variazioni della pressione atmosferica e nello stesso tempo, indica l'altezza a cui ci si trova.

A volte, per stabilire se e quando pioverà, non serve l'altimetro-barometro, basta solo osservare il cielo. Se il sole è oscurato da nuvoloni neri la pioggia, di sicuro, è imminente. Ma, in genere, non è così facile prevedere; la meteorologia è una scienza antica e complessa. Per avvicinarla si potrà iniziare con lo studio delle nuvole, che si dividono a seconda dell'altezza (vanno da terra a 15.000 metri) e della forma.

Oggi, chi si appresta a compiere escursioni più o meno lunghe o impegnative può informarsi sulle previsioni del tempo diffuse alla radio, alla televisione, al teleforo. Una volta, invece, ci si basava quasi esclusivamente sulle antiche massime e sui proverbi contadini. Chi non conosce "rosso di sera bel tempo si spera, rosso di mattina la pioggia si avvicina"? Sebbene non infallibile, questo proverbio è abbastanza attendibile, ancora adesso che viviamo nell'era del Meteosat.


Non esiste stagione priva di interesse per chi cammina in natura con l'intento di conoscere. Anche quando la neve ricopre i sentieri, l'escursionista debitamente attrezzato può compiere validi itinerari.

Non appena i giorni si allungano e la temperatura si addolcisce aumenta il bisogno di trascorrere giornate a contatto con la natura, e i percorsi possono diventare più lunghi.
Si riscoprono così i mille segni della rinascita: le inflorescenze dei noccioli, degli ontani e delle betulle si gonfiano e aprono le loro squame; sul terreno i nuovi germogli bucano il tappeto di foglie secche e rossastre dell'anno precedente; le fioriture invadono i bordi dei sentieri; c'è una luminosa bellezza che non bisogna lasciarsi sfuggire. Anche con un breve percorso si possono cogliere tutti questi segnali. La primavera è dunque la stagione più bella per camminare, sia per le meraviglie della natura che si possono contemplare, sia per il clima mite, né troppo caldo né troppo freddo.

Le zone che meglio si prestano ad essere percorse in primavera sono quelle di pianura, di media montagna e il litorale del mare. In alta montagna molto spesso c'è ancora la neve.
In estate sono quindi consigliabili percorsi escursioristici montani: è allora che la lunghezza delle giornate e la pienezza del sole rendono più belle queste passeggiate. In altre zone invece camminare d'estate significa essere accompagnati da zanzare ed altri fastidiosi insetti, e sopportare il caldo eccessivo.
L'autunno in molti casi è la stagione ideale per cannninare: la temperatura non è ancora rigida e l'aria fresca anzi, invita alle lunghe escursioni.

Anche l'attrezzatura sarà molto semplice: basterà coprirsi poco più che in primavera e portare con sé la mantellina per la pioggia. In compenso la bellezza dei colori autunnali, dal verde al rosso, al giallo intenso, e l'atmosfera tenue e un po' triste, appagheranno il cammino dell'escursionista.


Nebbia.


meteoLa nebbia costituisce uno dei maggiori problemi per l'escursionista, specialmente in alta montagna quando, su tratti innevati, compare in banchi improvvisi e imprevisti.
Fenomeno comune in montagna in qualsiasi stagione, anche in estate, la nebbia, o meglio le nuvole basse, rendono difficile la vista dell'itinerario e, a lungo andare, disorientano anche chi è pratico della zona. Le conseguenze sono immaginabili: trovarsi in terreni sconosciuti di fronte a difficoltà irnpreviste e talora insuperabili, come balze e pareti, con dispendio di tempo, energie e rischio di bivacco in luoghi inospitali.

Fino ad un certo punto aiutano l'istinto e lo spirito di osservazione; oltre servono la bussola, !a carta topografica e l'altimetro: strumenti da conoscere e da usare insieme con sicurezza e disinvoltura per risolvere le situazioni avverse.
Prima della partenza o prima che arrivi la nebbia, bisogna detenninare il punto preciso in cui ci si trova e, mediante carta e bussola, stabilire la direzione da prendere. Spesso è saggio tornare sui propri passi. Con la nebbia bisogna spesso controllare il percorso per mantenere la direzione stabilita (azimut) mediante frequenti (a seconda della visibilità) punti intermedi (alberi, rocce, compagni, ecc.).

Tutti questi problemi sono automaticamente risolti quando il sentiero che si percorre è ben segnato, con segnavia posizionati nei punti giusti e ad intervalli regolari.

Se la nebbia è molto fitta e si è per lo meno in due, in caso di dubbi sul percorso un escursionista rimarrà fermo ad un segnavia e gli altri cercheranno il segnavia successivo, rimanendo sempre in contatto di voce. Anche se rallenta il ritmo della camminata, questo progredire dà ottime garanzie di non finire improvvisamente fuori percorso.

Caldo.

caldoOltre che ostacolare la marcia, camminare per ore al caldo può provocare alcuni fenomeni localizzati ad una parte del corpo o generalizzati all'intero fisico. Rientrano nel primo caso gli eritemi solari, arrossamenti della cute che alcune volte si complicano con ustioni maggiori, consistenti nella formazione di vesciche.

La seconda ipotesi comprende casi ben più gravi, come colpi di calore o di sole, che si manifestano con cefalea, vertigini, nausea, vomito e febbre alta.

Tali problemi vanno prevenuti con una protezione adeguata del corpo, sia per quanto concerne l'abbigliamento - indispensabile il cappello - che con l'uso di creme solari protettrici. In mancanza di queste, i vecchi insegnano che può andar bene l'olio di oliva.

La sensazione più immediata che determina il calore è la sete, in pratica l'allarme del nostro organismo per reintegrare i sali perduti col sudore. Si può bere liberamente, o bisogna contenersi?
Quando si incontrano fontane, o meglio ancora fresche fonti di montagna, cosa c'è di più bello che poter saziare la propria sete con acque che sgorgano direttarnente dalle rocce e dai muschi alpini? Bere quanto richiesto dall'organismo, dunque, può fare soltanto bene. Solo con l'acqua fredda e soprattutto con le bevande gassate tenute in frigorifero occorre moderarsi.
Caldo d'inverno e fresco d'estate, il tè rimane una ottima bevanda per chi cammina. Nella borraccia termica il tè o altre bevande mantengono a lungo la loro temperatura iniziale.

È importante, se si cammina in giornate panicolarmente calde e afose, pensare ad una "siesta" nelle ore centrali del giorno, recuperando nelle ore più fresche del mattino e della sera.

Freddo.

Il mantenimento dei 37° C corporei è essenziale per la vita del nostro organismo. Di fronte a variazioni della temperatura esterna, l'organismo provvede per via riflessa e automatica a far sì che queste non influiscano sulla propria temperatura.
A questa situazione di equilibrio provvedono fattori dipendenti o indipendenti dalla nostra volontà. Fra i primi troviamo l'alimentazione e l'abbigliamento, che consentono al nostro organismo di risparmiare calorie, altrimenti fornitegli dai depositi di zuccheri e di grassi esistenti nel corpo.
Un altro fattore dipendente dalla nostra volontà è il movimento che istintivamente cerchiamo di fare quando abbiamo freddo: ciò provoca un aumento di consumo di sostanze nutritive da parte dei muscoli e un conseguente aumento della temperatura corporea.
Il pericolo più grave provocato dal freddo è il congelamento: interessa soprattutto le mani e i piedi. Il primo sintomo è dato dall'arrossamento della pelle e dal dolore intenso, e si cura con frizioni e massaggi, con alcool, grappa, cognac, eccetera.

Pioggia.

pioggiaE' un elemento naturale da mettere in preventivo anche in trek brevi, e da saper affrontare con filosofia e qualche accorgiamento. L'ideale rimane l'ombrello, ma dato il peso e l'ingombro e considerato che il vento lo rende spesso inutilizzabile, si ricorre alla mantellina in nylon, detta "poncho", che copre anche lo zaino. Per quanto riguarda le mantelle e ogni altro impermeabile, però, è bene sottolineare che l'impermeabilità e traspirazione sono difficilmente conciliabili.
Solo la pelle del nostro corpo è in grado di svolgere al meglio la doppia funzione traspirazione - impermeabilità. Indossando l'impermeabile e continuando a camminare (stando fermi sotto la pioggia e indossando pesanti cerate non è difficile rimanere asciutti) il risultato sarà quello di non bagnarsi dalla pioggia ma dal sudore.

Ma un "poncho" ci vuole comunque per riparare lo zaino dove, all'interno di resistenti sacchetti di plastica, abbiamo riposto un ricambio completo di vestiti (calze, mutande, canottiera, tuta, scarpe da jogging), da indossare al termine della tappa, in tenda o in rifugio.

Fulmini.

fulminiI temporali, specie quelli estivi, violenti e improvvisi, portano con sé un pericolo anche per l'escursionista: il fulmine.
Davanti a questa imprevedibile forza della natura, l'uomo è pressoché impotente. Alcune precauzioni diminuiscono comunque i rischi. I temporali si scatenano soprattutto alla fine del pomeriggio, per cui e conveniente partire presto alla mattina.

Il fulmine segue generalmente il percorso più breve fra la nuvola e il suolo; ogni cosa che si sopraeleva dal suolo (alberi, camini, edifici alti, cime di monti, persone in piedi) accorcia il percorso e divento bersaglio del fulmine.

Più alto è l'oggetto, più è vulnerabile. Alle prime avvisaglie del temporale conviene scendere, abbandonando i rilievi marcati, per portarsi in luoghi meno esposti.

State alla larga da "vie ferrate", da parti rocciose, grotte, fessure, torrenti, alberi (specie se grandi e vecchi) e soprattutto dagli oggetti metallici, che sono conduttori di elettricità.

Se raggiungete una baita o una capanna, evitate le correnti d'aria e non state davanti al cammino, ma preferibilmente al centro della stanza.

Se siete all'aperto accovacciatevi, isolandovi al suolo con corde, indumenti o zaino.

Talvolta l'elettricità si scarica anche senza che il fulmine cada. Ne danno avvertimento i capelli che si rizzano, solletico e prurito nelle parti scoperte del corpo e fiammelle azzurre nell'aria.

Neve.

meteo1La neve dà alla natura la veste più magica e suggestiva, e valorizza itinerari di media montagna.
Naturalmente bisogna essere forniti dell'attrezzatura adeguata per muoversi con agilità e sicurezza su qualsiasi tipo di neve.

La neve fresca offre un pessimo supporto, soprattutto se farinosa. Per non affondare è opportuno calzare le racchette da neve e aiutarsi con bastoni da sci da fondo.

Quando la neve è vecchia e con tendenza a fondere, assume una colorazione bluastra, camminarci è difficile e le valanghe sono frequenti.
E' meglio evitare i pendii pericolosi e gli itinerari noti per le valanghe, informandosi bene prima di partire.
Se si è costretti ad attraversare una zona sospetta, la cosa migliore da fare è avanzare uno alla volta.
Una sola persona sepolta da una valanga ha migliori possibilità di sopravvivere se tutti gli altri possono prestarle soccorso.
La neve vecchia disciolta e ricongelata più volte è un eccellente terreno di marcia, che aderisce bene anche sui pendii più ripidi. Più dura e ghiacciata è, meglio funzioneranno i ramponi, indispensabili quando lo scarpone non fa più presa sulla neve.

Assieme ai ramponi si usa la piccozza, con la quale, tra l'altro, si arresta un'eventuale scivolata.
Completano l'equipaggiamento invernale: un cordino da utilizzare nei passaggi più difficili come corda fissa, le ghette alte fino al ginocchio e gli scarponi perfettamente impermeabili con lo scafo di plastica o in tradizionale "vacchino".

La neve, comunque, rende la marcia più lenta: occorrerà perciò modificare le proprie tabelle di marcia.

La Guida al trekking è di Dolomite

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