Giovedì, 21 Marzo 2019
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Diego Are, note biografiche

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DIEGO ARE, nato a Santu Lussurgiu (OR) il 2/1/1914, si è laureato in filosofia presso l'Università di Cagliari nel 1938.

Dopo aver insegnato filosofia e storia nel liceo clas­sico "G. M. Dettori" di Tempio, dovette interrompe­re nel gennaio del 1941 perché richiamato alle armi.

Inviato nel Kòssovo, poi rimandato in Italia, ripartì in qualità di sottotenente prima in Grecia e poi nell'isola di Rodi dove, in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, rimase prigioniero dei tede­schi con tutti i reparti dislocati nell'isola.

Mentre attendeva di essere inviato nei campi di concentramento tedeschi, sostenne, nei reparti del proprio Reggimento e in una riunione di ufficiali, che non si dovevano accettare gli appelli di collaborazione coi Tedeschi, in qualunque forma.

Gli fu possibile, nel frattempo, di sottrarre la ban­diera del suo Reggimento (il 331° Fanteria) al comando già occupato dai Tedeschi, portandola in salvamento nel convento francescano di Santa Maria della Vittoria in Rodi che, poi, alla fine della guerra, fu consegnata alle autorità italiane.

Questa propaganda fatta nei reparti, quando tutta l'isola di Rodi era in mano dei tedeschi, suscitò subi­to il provvedimento della partenza per i campi di concentramento, dapprima in Polonia (Deblin-lrena), poi in Germania ai confini con l'Olanda (Wesuwe, Oberlungen, Sandbostel, Wietzendorf). Dovun­que, ma specialmente nei primi due, fu molto vasta la sua attività di organizzazione culturale, per sostenere la resistenza nei campi nazisti contro le continue pressioni per le adesioni.

Nel frattempo, dal 1943, fu con altri duecento uffi­ciali inviato al lavoro coatto in un campo di aviazio­ne in costruzione a Dedelsdorf, che fu il peggiore periodo della sua prigionia, costretto per tutto il giorno sotto la sferza della Todt, a trasportare tronchi e caricare carrelli. Periodo che ebbe termine con l'arrivo degli Alleati, mentre nella città di Celle, nell'Hannover, alla fine di aprile, si tentava di sfug­gire alla vigilanza dei Tedeschi.

Nel settembre del 1945 potè finalmente tornare nel suo paese, in Sardegna. Riprendendo subito dopo la sua attività professionale come professore di filo­sofia e storia prevalentemente nei licei classici di Roma (Giulio Cesare e Orazio).

Andato in pensione nel 1975, ha tenuto per vent'anni la presidenza di un Liceo Linguistico e di un Istituto Tecnico per il Turismo da lui stesso fon­dati nell'ambito dell'Ente Morale Ipab "Carta-Melo­ni" di Santu Lussurgiu.

Dedica

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LA DEDICA
All'esimio prof. Umberto Guerra
presidente della Pro Loco di S. Lussurgiu
con stima per la sua personalità senza prezzo con ammirazione per le belle attività sociali che è capace di mettere in moto e per l'incoraggiamento che col suo esempio [offre] ad un paese che tende invece a non muoversi. Dice però D'Annunzio: È un Vulcano spento che si ridesterà. Speranza.

Diego Are
S. Lussurgiu, 2 / 6 / 98

 

... IL COMMOVENTE DIARIO DI DIEGO ARE, di indiscutibili pregi storici, spirituali e letterari, è rimasto sopito per decenni nella scatola dei ricordi, come del resto gran parte dei nostri diari di dolore, che a noi riaprivano piaghe e agli altri tristezze di guerra da cancellare. Pubblicato finalmente nel 1974, per le sollecitazioni degli amici, fu accolto con interesse, come una testimonianza autorevole de'"internamento" nazista dei militari, italiani, gli I.M.I., e fu presto esaurito. Ora viene riproposto per la sua attualità, perché non è giusto che gli ultimi testimoni tacciano ancora dopo mezzo secolo, gli altri seguitino a non voler sapere e la scuola e i "media" ignorino: "ciò che è stato può ripetersi" — avvertiva Primo Levi — e tragicamente si ripete ancora oggi nel mondo, sotto i nostri occhi e non dovrebbe mai più ripetersi! Che i nipoti apprendano da un protagonista questa pagina di storia, fulgida e misconosciuta...

(dalla Presentazione di Claudio Sommaruga)

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