Giovedì, 21 Marzo 2019
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Francesco Maria Barracu

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BARRACU FRANCESCO MARIA CAPITANO S.P.E. DI FANTERIA, figlio di fu Antonio Maria e di Maria Paola Motzo, nato a Santu Lussurgiu il 1 -11-1895, deceduto a Dongo il 28-4-1945.


Educato fin da bambino all'amore ed al culto della Patria, non ancora terminati gli studi superiori, nel 1914 parte volontario per la Cirenaica distinguendosi per ardore e coraggio in vari fatti d'arme, tanto da essere promosso Caporale Maggiore e Sergente e proposto per la medaglia d'argento al valor militare.

Allievo Ufficiale nel 1917, Aspirante nel 1918 viene assegnato al 13° Eritreo e prende parte, con la colonna Mazzotti, alle operazioni in Tripolitania, facendo rifulgere ovunque il suo personale valore.

Nel 1920, nominato S. Tenente in S.P.E. per merito di guerra, viene assegnato al 48° Rgt. Fanteria e prende parte alla spedizione di Corfù.

Ma la nostalgia dell'Africa era troppo forte, e dopo varie insistenze e domande, ottiene di ritornare in quella terra e col grado di Tenente partecipa a tutte le operazioni per la conquista integrale della Colonia, distinguendosi ovunque per slancio, abnegazione e coraggio in numerosi e sanguinosi scontri contro i ribelli, venendo proposto per altra ricompensa al valore.
Nel giugno del 1926, al comando di una banda irregolare, partecipa con ardimento alle operazioni del Gebel, ove ancora una volta rifulge l'ardore e la perizia di comandante; specialmente negli scontri alle porte di Cirene, tanto da meritarsi un elogio dal Governatore Teruzzi ed un'altra proposta di ricompensa al valor militare.

Trasferito a domanda nei Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia sbarca a Massaua il 27-1-1935 destinato al IV Gruppo Bande. Dall'inizio delle ostilità partecipa col reparto a vari fatti d'arme apportando ovunque il suo entusiasmo, perizia e coraggio tanto da meritarsi una Medaglia d'argento ai valor militare (R.D.14 - 8 -1936) con la seguente motivazione:

«Comandante di un sottogruppo Dubat impiegato in esplorazione sul fronte del reggimento d'avanguardia, dava continuo esempio di sprezzo del pericolo.
Attaccato sul fianco durante la marcia sul Bircut da un gruppo di duecento abissini li respingeva con azione di movimento e fuoco coordinando l'impiego di un plotone di carri d'assalto.
Contrattaccato in forze manteneva la posizione consentendo l'avanzata indisturbata della testa d'avanguardia.
Distintosi anche nei combattimenti di Gianagobò e di Bircut ove rimaneva leggermente ferito ».
(Bircut, 18 aprile 1936).

Promosso Capitano nel dicembre del 1936, gli viene affidato il comando del V Sottogruppo autonomo Bande Dubat che prende il nome di «Banda Barracu».

Il prestigio personale, il coraggio, unito ad una competenza di comando e conoscenza di terreno, gli permette di forgiare il proprio reparto in una fucina d'uomini devoti alla Patria e pronti per Essa a tutto osare, partecipando con ardimento e vittoriosamente a vari combattimenti. Più volte ferito, anche gravemente, non vuole abbandonare mai i suoi eroici e fedeli Dubat.

Con R. D. 28-10-1938, gli viene concessa la Medaglia di bronzo al valor militare perché:

«Comandante di un sottoguppo Dubat in esplorazione sulla fronte di una colonna operante, con perizia e ardimento, condusse i suoi uomini all’attacco di una forte posizione occupata da numerosi ribelli, conquistandola rapidamente. Contrattaccato da forze numericamente superiori, malgrado le gravi perdite e la deficienza di munizioni, resistette tenacemente, fino all'arrivo del battaglione d'avanguardia, animando i suoi uomini con l'esempio».
(Uara Combo, 3 marzo 1937).

Rimpatriato, nel 1938 viene collocato in aspettativa in conseguenza della mutilazione riportata in combattimento.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, rinunciando all'esonero chiede ed ottiene di essere inviato in Africa Settentrionale. Destinato al 10° Corpo d'Armata, partecipa valorosamente a varie azioni di guerra.
Per le sue eccezionali doti di coraggio e di organizzatore, viene chiamato a ricoprire l'importante incarico di Federale di Bengasi, ed anche in questa delicata e grande responsabilità politica, in un momento difficile, si adopera con entusiasmo, fede ed eroico comportamento di combattente a coordinare i servizi necessari per la protezione e la sicurezza dei civili, accorrendo ove maggiore era il pericolo e la necessità della sua presenza.
Due ricompense al valor militare premiano la sua instancabile attività e il suo eroico comportamento:

Medaglia d'argento (R. D. 19-2-1942):

«Ardito e valoroso ufficiale, medaglia d'oro al valor militare per la conquista dell'Impero, chiedeva ed otteneva di partecipare volontariamente all'attuale campagna, rinunciando all'inabilità derivante dalla mutilazione.
Calmo, sereno, pieno d'entusiasmo, fu sempre il primo in ogni rischiosa azione.
Quale Federale di Bengasi, nel corso di numerose azioni di bombardamento e mitragliamento effettuato dal nemico sprezzante dell'offesa avversaria, accorreva per primo sui luoghi maggiormente colpiti per prodigare la sua efficace azione di soccorso e conforto, riuscendo col suo imperturbabile contegno ad infondere in tutti serena fiducia e incitamento alla resistenza.
Fulgido esempio di alte virtù militari, di elevato spirito di abnegazione e di sereno sprezzo del pericolo ».
(A. S., settembre,1940).

Medaglia di Bronzo (R. D. 18-3-1943):

«Medaglia d'oro dell'A.O.I., Federa!e di Bengasi, continuamente esposto all'offesa del nemico, portava alle truppe la sua elevata parola di fede.
Durante la critica fase di ripiegamento, si adoperava incessantemente all'assistenza dei civili, contribuendo validamente all'ordinato deflusso dei profughi.
Esempio di dedizione alla Patria, di sacrificio e sprezzo del pericolo».
(Fronte della Marmarica, 19 novembre 20 dicembre 1941).

Rimpatriato ebbe a svolgere incarichi politici e di governo nella Repubblica Sociale Italiana.
Per l'eroico suo comportamento nella battaglia dell'Ogaden, gli viene concessa con R. D. 24-4-1939 la Medaglia d'oro al valor militare con la seguente eloquentissima motivazione:

«Espressione purissima del forte popolo sardo, superba figura di combattente e di valore leggendario, che non misura il pericolo ed il rischio se non per meglio affrontarli, che ha al suo attivo una lunga serie di azioni belliche ardimentose, condotte e risolte sempre brillantemente.
Durante la campagna italo-etiopica, assunto il comando di un reparto Dubat, ha saputo avvincere i suoi uomini alla sua volontà eroica e guidarli, di vittoria in vittoria, in numerosi durissimi combattimenti.
Incaricato di effettuare un'ardita azione punitiva contro una cabila Ogaden, che faceva causa comune con gli abissini, coi soli 300 suoi Dubat svolgeva un'operazione genialmente concepita ed audacemente condotta, che liberava il fianco sinistro delle nostre truppe del settore Ogaden, da una seria minaccia e fruttava il copioso bottino di un migliaio di fucili, 2500 cammelli e 1500 bovini.
Durante la battaglia dell'Ogaden, col suo reparto di invincibili Dubat, confermava le sue elette doti di comandante e di valore personale e, per quanto ferito alla gola, rimaneva al suo posto d'onore contribuendo efficacemente al successo delle operazioni.
Nella dura giornata di Uara Combo (3 marzo 1937) rimaneva gravemente ferito all'occhio sinistro, e benché conscio che il trascurare la ferita avrebbe potuto significare, come avvenne, la perdita dell'occhio stesso, rifiutava di farsi ricoverare all'ospedale e rimaneva col suo reparto fino ad operazioni ultimate. Al suo comandante che lo invitava a recarsi all'ospedale, rispondeva fra l'altro: "Sò di avere perduto un occhio. Non importa. Sono pronto ancora a ricominciare".
Il suo eroismo è stato spesso apprezzato ed ammirato dal nemico».

(Ogaden - Hararino - Bale, ottobre 1935 - Marzo 1937).

 

 

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