Domenica, 21 Ottobre 2018
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Paulilatino

La Tomba di Goronna.

a.f.della marmora goronnaMi occuperò ora in modo particolare delle cosiddette “Tombe di giganti”, già citate in precedenza. Esse si trovano in numerose località dell’isola, ma le ho notate soprattutto nei dintorni di Paulilatino, Macomer, Bolotana, Sedilo, Dualchi, Orani e Orosei.

Quella disegnata nella Tavola IV, figura 1 e Ibis, si trova a breve distanza da Paulilatino, verso ovest, su una collinetta chiamata Goronna: c’è un nuraghe parzialmente distrutto a fianco del quale si trovano due Tombe di giganti (sepolturas de is gigantes).

Non avendo il tempo di soffermarmi nella località per il tempo necessario ad esaminare in dettaglio tutti i monumenti, mi sono occupato soprattutto di quello che mi è sembrato il più importante. Inizialmente si trova un emiciclo simile a quelli di cui abbiamo già parlato, formato da undici pietre: dieci sono poste una a fianco dell’altra senza però toccarsi e disposte a destra e a sinistra dell’undicesima, conficcata perpendicolarmente nel terreno. Quest’ultima è piatta e lavorata con cura a forma di stele sepolcrale, come in numerosi monumenti funerari egizi e di altri paesi. Anche se attualmente la stele è spezzata, mi è stato facile ricostruirla intera nel disegno che ne ho fatto, dato che i frammenti si trovavano sparsi sul terreno; inoltre la sua ricostruzione è facilitata dagli altri monumenti di questo genere ancora integri che si trovano in numerose località dell’isola. Si noterà innanzitutto che questa pietra ha la stessa forma conica eià riscontrata nel disegno delle tombe di Tamuli e di Cuvas: ma essa è guarnita tutt’intorno da un bordo di circa trenta centimetri, mentre una banda della stessa larghezza attraverso la pietra a un terzo della sua altezza formando alla base un compartimento quadrato al piede del quale si trova una porticina, sempre quadrata, guarnita anch’essa di un bordo di minori dimensioni. L'apertura, attraverso la quale passerebbe a malapena un bambino, mette in comunicazione con l’interno del monumento, che consiste in una specie di fossa larga un metro e mezzo e lunga 7: a giudicare da ciò che resta, si vede che era interamente bordata da lastre o stele grossolane conficcate nel terreno le une di fronte alle altre così da formare una doppia linea o piuttosto una specie di corridoio coperto da lastre più larghe poste trasversalmente a mo’ di tetto, una delle quali si trova ancora al suo posto.

Ricostruire il monumento è facile sia osservando questa pietra sia tenendo conto degli altri monumenti del genere e soprattutto di quello della figura 7, che conserva integra l’intera copertura. La fossa o corridoio offre molte analogie con certi dolmen e cromleks della Francia e Isole Britanniche, ma qui si trova in una direzione leggermente obliqua rispetto alla stele, che ha la faccia volta a est. 10 gradi a sud. Questa direzione della stele è costante in tutti i monumenti sardi del genere, come si può vedere nella Tavola IV.

Le due pietre dell’emiciclo più vicine alla stele hanno forma conica: quella contrassegnata con c nella figura 1 è visi­bilmente lavorata a scalpello e ricorda i coni rappresentati nelle tavole precedenti; anche la pietra d ha una forma pressoché conica, ma le tracce del lavoro dell’uomo non sono così chiare. Comunque sia, vediamo qui due pietre coniche poste ai lati di una stele cuneiforme, come lo erano i due piccoli obelischi di Perda longa rispetto all’obelisco di mezzo, che è anche il prin­cipale ed il meglio lavorato dei tre. Si può affermare che tutti questi monumenti, nonostante qualche lieve differenza, appaio­no strettamente legati tra loro da molteplici punti di vista.

L’altro monumento del genere che si trova nei pressi è molto più rovinato sul davanti; la stele e l’emiciclo sono scomparsi, ma il rimanente è conservato meglio. Le larghe lastre che rico­prono il cosiddetto corridoio si trovano ancora al loro posto e poggiano su un duplice filare di stele verticali. Il corridoio, for­se una tomba, è più largo e più alto del precedente e somiglia ancor più di esso ad un cromlek.

Come si è già detto, il vicino nuraghe versa in cattivo stato. Ciò nonostante la località meriterebbe di essere rivisitata e studiata meglio di quanto abbia potuto fare io di passaggio, mentre ero impegnato nei lavori geodetici e nelle ricerche geologiche.

Santa Cristina di Paulilatino

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