Mercoledì, 28 Ottobre 2020
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Nicolò Meloni nel Piceno

MelonigDiscorso detto in Ascoli Piceno nel giorno IX agosto MDCCCLXIII dal Professore cav. Niccolò Meloni per l'apertura della scuola ambulante di agricoltura della Provincia

 Tout fleurit un état
Où fleurit l'agriculture.
SULLY

Le cattedre ambulanti, come mezzo economico, facile e pronto di spezzare il pane della scienza ai contadini, fanno ogni dì un passo nella nostra cara Italia. Il Congresso Agrario di Modena, e con maggior energia quello di Cremona, proclamarono altamente l’eccellenza di questo mezzo d’istruzione, e vedrete, Lettori, che fra non molto i Consigli Comunali e Provinciali allogheranno ogni anno nei bilanci una somma di qualche importanza pella istruzione dei contadini, e quando non potranno avere la cattedra ambulante perenne procureranno almanco di averne una temporaria e tutte, giova sperarlo, soffriranno il bramato effetto.

Intanto quella d’ Ascoli va molto bene, e gli è ad onore di essa e degli Ascolani che vogliamo qui riprodotto il discorso inaugurale del nostro allievo caval. Meloni, facendovi precedere le parole che quella onorevole Deputazione Provinciale volle anteporvi, e rimpiazzando con altrettanti puntini presso che tutto quello che a noi si riferisce.

 

  DISCORSO INAUGURALE

coltiva
ANNO IX Casale 3 settembre N.° 40
OTTAVI e MASSAZA Direttori
NANI GIUSEPPE Gerente
Casale Monferrato 1863. 
Tipografia di G. Nani

Il Consiglio Amministrativo della Provincia di Ascoli Piceno nella sua tornata delli 18 settembre 1862 ad unanimità di voti approvava la proposta formulata dal signor cav. Scelsi Prefetto della Provincia, di creare cioè due Scuole ambulanti di Agricoltura per i due Circondari di Ascoli e di Fermo, e per l’oggetto stanziava la somma di L. 10000.

Onde tradurre in atto questa importante risoluzione, la Deputazione Provinciale, per organo del suo Presidente, si rivolse a parecchi dei più encomiati Professori di Agricoltura, invitandoli a voler assumere l’onorevole incarico d'insegnare agricoltura in questa Città ed in Fermo, ma gli officii fatti tanto dal Presidente per la scuola di Ascoli, quanto dal Sotto-Prefetto cav. Moneret per quella di Fermo, non riuscirono ad alcun costrutto, e già s’ingenerava il timore che forse per mancanza di professori quelle scuole generalmente desiderate non si potessero aprire; se non che il cav. Ottavi (...)consentiva a concedere per ora uno de’ suoi migliori Allievi onde aprire almeno in Ascoli la progettata Scuola.

Infatti l’egregio giovane cav. Meloni recavasi in questa Città onde iniziare la santa opera della rigenerazione della nostra agricoltura, la quale se da parecchi lati non teme confronti, anche a petto dei paesi più ben coltivati dell’ Italia, da molti altri lati però, è tale da meritare la più completa riforma. E che egli sia da tanto lo prova la prolusione dal medesimo letta nella solenne apertura della scuola celebratasi in Ascoli la mattina del 9 del mese di agosto e che noi ora qui pubblichiamo, non solo per istruzione di quanti s’interessano al progresso di questa nobilissima fra le scienze, ma ben anche ad onoranza di quanti ebbero parte nella benefica istituzione.

Signori,

L’ ltalia coi suoi cento climi, e tutti generalmente temperati e alla vegetazione favorevolissimi; colle sue varietà di suolo, e tutte generalmente feraci; nazione eminentemente agricola, non rifiuta nessuna pianta utile dal suo seno; tutte in questa terra, fin troppo fortunata, tutte prosperano rigogliose come in loro patria.

Le ridenti praterie Lombarde cuoprono il suolo con profitto uguale alle terre della nebulosa Inghilterra. L’ arancio, il cedro, il limone, alberi dei quali non so se la vaghezza superi l’utilità, da tanti condannati alle serre, vivono rigogliosi in pieno campo nelle terre d’ Italia, e col loro delicato aroma inebriano chi visita queste contrade. E fin la superba palma non è privilegio delle regioni equatoriali, altera s’ innalza anch' essa accanto al mistico ulivo nelle Isole Italiane. Le coltivazonii più lucrose raggiungono il massimo prodotto sotto il Cielo d’Italia.

Ma, per amaro disinganno, o Signori, nonostante che la Provvidenza ogni favore abbia versato a piene mani su questa classica terra, la produzione agricola, poche eccezioni fatte, è ben lungi dal corrispondere a tanta ubertosità di suolo e a tanta mitezza di clima.

Il grano, il re dei cereali, quella coltura alla quale più che la metà delle nostre terre arabili sono riservate, non supera in Italia la media di dodici ettolitri per ettare.

Sarebbe insufficiente ai bisogni della nazione se il nostro clima ed il nostro suolo non ci venissero in aiuto colla varietà dei prodotti che possono ammettere.

Difatti: quà è il gelso, là è l’ulivo, in un altro posto è la vigna, in un altro é il frutteto, gli agrumi, l’ orto, il castagneto; insomma è la complessità della produzione che spesso ci scampa da seri disappunti, e che ci fa godere un beneficio ove soventi avremmo a lamentare una perdita.

A parlar schietto adunque in pro’ dell’ agricoltura nostra si è più affacendata madre natura col dono che ci ha fatto di tante belle ed utili piante, che noi stessi colla nostra industria.

Ma da che ciò o Signori? Perché cosi negletta in Italia questa regina delle arti?

Sia il tenersi paghi gl’ Italiani dei naturali prodotti d’un feracissimo suolo; siano le secolari discordie delle italiane provincie e il frequente correre alle armi, sia il dispregio in cui si tenne questa nobile arte, per cui un giovine di civile condizione crederebbe d’incorrere esercitandola in non so quale degradazione; sia il funesto accalcarsi dei migliori ingegni attorno agl’ impieghi burocratici; sia quasi direi il troppo favore accordato al commercio ed alle industrie manufattrici a detrimento quasi dell’ agricoltura; dimenticando forse che in uno stato ove l’ agricoltura è prostrata anche l’ industria per legittima conseguenza deve prostrarsi, che nulla può fiorire ove l’ agricoltura, d’onde viene la materia prima, non è in fiore; sia infine (e questa è la causa prima, quella o Signori che voi avete ben compreso) la mancanza d’istruzione nel Coltivatore; il certo si è che l’ agricoltura nostra non è quale dovrebbe essere, non segue il progresso dei tempi, che pur dovrebbe seguire assai davvicino per non restare sopraffatta dal libero scambio e perché questa nobile instituzione, per tutti benefica, non riesca a noi di danno.

Epperò, voi ben v’ avvisaste o Signori, quando vi venne in mente di dare istruzione ai Coltivatori col mezzo delle cattedre d’agricoltura ambulanti. Con questo mezzo, voi avete saviamente pensato a rimuovere dalla loro origine gli ostacoli al progresso dell’ arte agricola.

Le cattedre ambulanti d’ agricoltura sono instituzione un po’ nuova è vero, ma non dubitate o Signori, esse finiranno per trionfare sù tutti gli altri mezzi d’ istruzione agricola praticati finora. — I poderi modelli, le cattedre delle Città, gl’ instituti agricoli.. — tutte sono eccellenti instituzioni per dare istruzione agricola ai pochi giovani che hanno buona volontà di frequentarli, inetti tutti però a diffondere l’ istruzione con reale ed immediato vantaggio del paese; buoni per formare dei giovani nella carriera professionale, inutili pel maggior numero dei Coltivatori.

Col mezzo delle cattedre ambulanti la cosa cammina diversa o Signori. La luce si farà bel bello nella rozza mente del campagnuolo, e si persuaderà che l’ agricoltura non è il semplice esercizio d’un mestiere, ma un’ arte suscettibile di progresso e capace d’ arricchire chi l’ esercita con intelligenza; e state certi o Signori che l’agricoltura può progredire assai più colla poca istruzione che potrete riuscire a dare alla massa dei Coltivatori che colla molta che acquistano i giovani negli instituti agricoli; poiché oltre all’ essere questi poco frequentati, i pochi giovani che li frequentano non tutti si fanno poi Coltivatori, e quelli che lo diventano non sono utili che a se stessi, poco per le masse; mentreché persuasi una volta i contadini dell’utilità d’ una buona pratica, i più arditi l’ adottano per cosi dire nello stesso giorno; riconosciutala utile i più timidi vengono appresso, e così si diffonde davvero l’ istruzione agricola, e le migliori massime dell’ agricoltura vengono a popolarizzarsi prontamente.

E qui vi prego di notare o Signori, che appunto in quel facile e pronto attuarsi delle buone massime risiede uno dei più cospicui vantaggi delle cattedre ambulanti; poiché gli agricoltori solamente, ai quali specialmente un tale insegnamento è diretto, si trovano nella possibilità di fare subita applicazione dei buoni precetti che riflettono il mestiere che esercitano.

Francamente dunque o Signori, le cattedre ambulanti sono il miglior mezzo pratico per diffondere rapidamente nelle campagne, e con immediato vantaggio del paese, i buoni principii d’ogni coltura.

Lode adunque sia data a (...) che da più d’ un lustro cogli scritti e colle parole ha propugnato questi principii, indirizzandosi ora al governo, ora alle provincie, ai comuni, alle associazioni con raro disinteresse, e colla tenacità di chi ha la coscienza di promuovere nella sua patria una delle più utili istituzioni dei tempi moderni, e della quale egli a giusto titolo può chiamarsi l’ introduttore in Italia.

Lode agl’ incliti rappresentanti di questa nobile provincia; lode all’egregio Capo che la governa, che tutti con nobile gara han saputo raccogliere il seme versato dall’ ottimo Professore per farlo germogliare e crescere in robusta pianta, che frutterà, io non ne dubito, a vantaggio dei generosi abitanti di questa cara provincia italiana, alla quale spetta il vanto dell’ iniziativa che sarà stimolo alle provincie sorelle.

L’ efficacia delle novelle instituzioni o Signorie è quasi sempre dipendente dai primi loro risultati; epperò ben s’ appose quegli che asseri... Chi ben comincia è alla metà dell’opera. Confessiamolo, il cominciar bene nel nostro caso non è forse cosi facile quanto potrebbe credersi a prima giunta. Qui siamo al principio del principio; l’ instituzione è nuova per questa provincia ed è pur nuova per se stessa, e certamente abbisogna ancora d’esser meglio studiata perché raggiunga quel grado di perfezionomento che da essa dobbiamo aspettarci. — Questo sarà compito d’ingegni migliori che il mio non sia. —

Adoperiamoci ora a che la pianta possa metter radici; eppoi se, come pur troppo suole avvenire, qualche parassita non le contrasta l’ esistenza aspettiamone con fiducia i frutti.

Possiamo tuttavia asserire fin d’ora che a ben cominciare due cose essenzialissime sono necessarie. La prima, e la pià importante, perché il professore ambulante faccia buona impressione nell’ animo degli agricoltori, è che esso conosca il sistema d’ agricoltura della provincia in generale, e dei diversi comuni in cui è chiamato a dar lezioni in modo particolare. — Questa è condizione indispensabile per riuscire. — Senza queste conoscenze si potrebbero pur fare è vero, delle lezioni d’ agricoltura in generale, senza però scendere ad applicazioni pratiche sul luogo; ma poiché questa cattedra è instituita ad esclusivo vantaggio di questa provincia, è ovvio, che si debbano dare delle lezioni in relazione cogli interessi e coi bisogni speciali della stessa provincia. — Io poi, allievo del professor Ottavi, amo l’ agricoltura che nasce dai fatti ben constatati, e dai fatti specialmente che si verificano sotto il Cielo d’ Italia; e dico pensatamente « sotto il cielo d’Italia », poiché è deplorevole che l’ agricoltura italiana non abbiasi ancora potuto levare le fasce in cui l’hanno avvolta i dottrinarii del Nord, e sconoscendo il suo invidiabile clima, pare tema di non sorreggersi senza di esse, creandosi un sistema proprio: e all’ Ottavi toccava pur questa gloria, di gettare le basi d’una agricoltura italiana, espressione del suolo e del clima italiano.

Da queste considerazioni emerge la necessità e lo stretto dovere che ha il Professor ambulante di fare molte escursioni nella provincia, onde far tesoro dei molti fatti agricoli che avvengono nei diversi poderi e sotto le diverse influenze telluriche climatologiche: e questi fatti devono formare la base dell’ insegnamento.

Si Signori, coi fatti, e solamente colla loro scorta, e quando Egli possa citarne molti presi a diversi poderi, a diverse terre, in diverse regioni ed in climi diversi, è che il Professor ambulante potrà cattivarsi l’attenzione e la simpatia dei contadini, e sarà da loro giudicato bravo agricoltore. È solamente coi fatti alla mano che questa nuova maniera d’istruzione potrà raggiungere il suo scopo.

E questa necessità, che il Professor cioè passi alle sue lezioni dietro accurato esame dell’ agricoltura del paese, non sfuggì alla fina intelligenza dell’ egregio cav. Scelsi Prefetto di questa provincia, il quale intendentissimo delle cose all’agricoltura attinenti, tanto si penetrò della importanza della pratica conoscenza del sistema del paese, che volle pure che queste mie poche parole fossero precedute. da un escursione nei campi, quantunque rapida, che mi fornisse un concetto dell’agricoltura del luogo. E questa escursione io feci nell’ ora scorso maggio colla valida scorta del mio Maestro, Professor Ottavi, che seguii poi in diverse altre regioni dell’ Italia Centrale e Superiore, onde colla conoscenza dell’ agricoltura di quei paesi potessi rendermi più utile a questa provincia.

Non crediate però o Signori, che per questo io voglia ridurre l'insegnamento agricolo ad una sterile narrazione di fatti. Mai no! Ma in questo insegnamento anziché dalla teoria scendere alla pratica, giova sicuramente meglio da questa salire a quella, cioè dall'osservazione pratica di quanto si opera in agricoltura, e dai diversi fatti che vi succedono, risalire alla spiegazione delle cause che li generano; ed in appresso, fatta raccolta d'un buon numero di essi, formulare dei principii generali che tutti per cosi dire li governino; e che devono essere come la guida di ogni nostra operazione.

Questa via accedente è senza dubbio più facile nell' insegnamento, e più consentanea alla intelligenza dei villici. 

È necessario in secondo luogo perché gli uditori ritraggano il maggior utile da quanto si dice, che il Professor si astenga assolutamente dal fare sfoggio di scienza e dal dire molte verità in una volta. Ciò stanca l'uditorio, lo scoraggisce e lo rende apatico. Gradatamente adunque bisogna procedere, e colla massima semplicità; inculcare poche cose per volta, e cominciare dalle più facili. Dobbiamo afferrar poco per istringer tutto, se è possibile. Una verità che trionfi in un paese, una pianta nuova, un nuovo strumento che vi si possa generalizzare, un nuovo concime. ... ecco quanto basta talvolta per fare la fortuna di quel paese: una delle più ricche regioni d'Italia, il Monferrato, deve la sua ricchezza ad una pianta, la vite. 

La fama dei canepai Bolognesi è dovuta ad una semplice pratica, la ravagliatura.

La Brianza, famosa in tutta Italia per la sua agricoltura, deve anch' essa la meritata fama ad un semplice stromento, la vanga, e all'uso dei concimi di Città. 

Gran parte della ricchezza del Milanese è dovuta alle sue famose marcite, che sono i migliori prati del mondo. 

Il mezzogiorno della Francia, che è fra le parti più floride di quell' Impero, gran parte della sua floridezza si trae da una pratica bene eseguita; l'accurata fabbricazione dei suoi vini. 

I maravigliosi prodotti dell'agricoltura Inglese sono dovuti alla complessità straordinaria dei suoi concimi: il guano o le ossa di mezzo mondo si concentrano su quella terra. 

Ma dove vado io pescando i fatti mentre un bellissimo esempio lo abbiamo sotto glii occhi? Il territorio Ascolano non deve forse la prosperità della sua agricoltura ad un semplicissimo stromento e all'uso d'un concime da molli trascurato? 

Cento altri fatti potrei ancora citarvi, ma tanto basti per provare che una buona pratica generalmente adottata, è spesso sufficiente per fare la ricchezza d'uri paese, e per poter conchiudere che il conseguimento d'uno solo dei predetti risultati basterebbe a rendere, quanto merita, apprezzata l'instituzione delle cattedre ambulanti. - 

Or debbo parteciparvi o Signori, che a norma appunto di quanto sono andato esponendo e secondo che l'egregio Sig. Prefetto desiderava come già vi dissi, nello scorso maggio feci un viaggio agricolo nel vostro Circondario in compagnia dell'ottimo Prof. Ottavi e profittando della squisita gentilezza che distingue gli abitanti di questi paesi, ho visitato i poderi di diversi proprietarj. 

Non pretendo ora dietro questa escursione, certamente troppo rapida per chi volesse entrare nei dettagli più minuti delle operazioni dei campi, fare una relazione esattissima dell'agricoltura della Regione; mi limito per ora a riferire brevemente su quanto mi parve pregevole nelle vostre pratiche agricole, sulle loro principali mende e sul sistema nel quale l'agricoltura del Circondario s'informa.

Chi s'arresti o Signori, ad osservare i contorni di questa Città non può che formarsi un'idea grandiosa della vostra agricoltura ed io non, posso nascondervi la grata sorpresa che provai visitando le vostre campagne; la natura sorrise a questo paese e l'industre abitante le corrispose, poiché il meno attento osservatore s'avvede che non poca intelligenza e molto sudore han fecondato queste terre; e godo di dichiarare che molte pratiche agricole vidi diligentemente condotte e per accennare alle migliori non debo tacervi delle minute cure da voi usale sulla raccolta dei concimi di Città, e specialmenta nel mettere a partito le diverse sostanze animali e vegetali di varia natura; e in questo e nel magnifico lavorio usato a vantaggio, della canapa e del successivo grano risiedono i più preziosi segreti della vostra agricoltura; è dovuto a quelle pratiche il cospicuo reddito di queste due piante che quantunque spossantissime entrambe, e in apparenza contrarie ai principii che regolano la normale fertilità delle terre, nessuno oserebbe condannarle, atteso il buon sistema adottato nella coltivazione della canapa, che ha pur la chiave della produzione del grano che le succede. — Questo è senza dubbio il lato migliore dell'agricoltura di questa regione, ed io non dubito che da questo canto molte provincio italiane avrebbero ad imparare da voi. 

Mi duolo però di non potervi fare gli stessi complimenti sul sistema generalmente adottato in tutta la provincia di tenere le viti alte in mezzo ai campi e maritate agli alberi. Questo sistema danneggiando la vigna stessa col contrasto che le fanno le colture sottostanti, e lo stentato nutrimento che i grappoli ricevono da un fusto eccessivamente lungo; danneggia le altre colture colla sua ombra e colle sue radici, e colle radici e coll'ombra dell'albero cui si marita; sistema tanto più riprovevole in questa provincia cosi ricca di belle colline, nelle quali anziché innalzare un tempio a Cerere e un altro a Bacco, ottenendo da entrambi scarsi favori, quest'ultimo solo dovrebbe esercitarvi esclusivo dominio.

Né è degno di maggior lode il modo di fabbricare il vino, niente in armonia coi principii e colle pratiche generalmente accettate nei paesi più viticoli; e qui soggiungo subito che migliorando il sistema di fabbricazione del vino ne migliorerete senz'altro la qualità; non v'illudete però, la causa prima della cattiva qualità dei vostri vini sta nel modo di dirigere la vigna, e finché terrete questa cosi alta, quasi direi a pergolato, per quanto migliorare si possono i metodi di fabbricazione del vino non li avrete mai eccellenti. Capisco che questa non è causa che si possa eliminare con facilità e presto, né abbiate timore che per ciò io vi consigli di estirpare subito le vostre vigne perché difettose..... No, questa sarà opera del tempo e d'una convinzione profonda, che ho fiducia si infonderà in voi, delle mende dell'attuale sistema di viticoltura e della necessità di adottarne, nei nuovi piantamenti, un altro più razionale. 

L'arboricoltura in generale è poco da lodare e meno ancora il pessimo sistema di piantamento dall'alto in basso, che bel bello tende a spogliare le parti più alte di questi colli. 

I metodi d'estrazione dell'olio d'olivo sono ben lontani dal corrispondere alla perfezione cui sono giunti in altre oleifere regioni. 

La meccanica agricola ha tutto da fare in questa provincia; il bidente è un eccellente stromenlo, ma non basta. L'aratro è mollo imperfetto. Altre macchine capaci a sostituire con vantaggio il lavoro delle bestie a quello dell'uomo non si conoscono. 

Ora è inutile che io vi faccia osservare o Signori che se molto avete fatto, molto vi resta pure a fare, ed io ho ragione di sperare che si farà molto. I proprietarii capiscono che ai giorni nostri chi s'arresta è sopraffatto, e sono vogliosi di progredire. Chi sta a capo di questa provincia colla sua iniziativa ha dato prova di saper mettere a partito lo spirito di progresso degli abitanti; e dove è buona volontà o Signori, e l'iniziativa non manca, si è sempre sicuri del risultato. — 

Ma l'agricoltura Ascolana s'arresta per cosi dire alle mura della città. Chi prendendo la strada che mena ad Arquata s'insinua in quelle gole fiancheggiate da ripidissime montagne, vede che la natura avea vestito quei pendj d'alberi ed arbusti d'ogni sorta, che l'uomo allettato da un effimero ricolto tende ogni giorno a distruggere, distruggendo con essi anche la poca terra che cuopre quelle roccie, e che smosse dalle lavorature si precipita nel Tronto. In tutti i paesi delle falde degli Appennini l'agricoltura è peggio che allo stato di natura; là non si affidano alla terra le piante che essa avrebbe maggiore attitudine a produrre, ma anche a dispetto del clima e della naturale configurazione del suolo, si sforza a produrre quelle che sono necessario alla vita. Or voi capite quanto deve essere infelice quel paese che da se è costretto a provvedere a tutti i suoi bisogni; le sue forze, quantunque grandi, sono frazionate in mille modi, e non riescono a produrre che miseri risultati. Quei poveri abitanti badando, come è naturale, più agl'immediati bisogni della vita che a quelli delle piante non esitano mettersi in opposizione col suolo e col clima per provvedere alla propria sussistenza. 

A tale stato infelice condusse quei miseri paesi il protezionismo, e la mancanza assoluta di facili comunicazioni. 

Si ha un bel dire che la cerealicoltura è rovinosa per loro e rovinosa per le loro terre, vi rispondano che hanno bisogno di pane!.. 

Diteli che coi loro legnami, colle frutta, col vino, col bestiame compreranno il pane: vi rispondono che non hanno strade pei trasporti!.. È grave o Signori, il vedere quelli uomini a logorare se e le loro terre per coltivare grano, orzo, formentone e segale, che spesso non raddoppiano la semente, e raramente producano più di quattro sementi, mentre gli alberi da legna e da frutto si vedono dapertutto rigogliosi allo stato selvaggio, e pare non aspettino altro che la mano dell'uomo che li nobiliti per formare la ricchezza di que' paesi che la coltura dei cereali minaccia di condurre a mal partito.

Né crediate che sia solamente il mal sistema di coltura per se stesso che si abbia a deplorare in que' paesi; nò, ciò che rende più miserabile la loro condizione sono le sue conseguenze. Non si esita difatti a coltivare cereali anche nei più forti pendii, e quel che è peggio ancora, arando le terre dall'alto in basso. Ora alle più piccole pioggie quella terra smossa, la parte migliore del suolo, vien trascinata nei fiumi e dai fiumi al mare con irreparabile perdita. E ognuno di voi ha potuto vedere quanto abbondino in questa provincia le terre denudale dalle frane, ove più non rimane che lo sterile tuffo o la nuda roccia. 

Chi visitasse uno ad uno tutti i paesi di questo Circondario da Ascoli ad Arquata, da Arquata ad Amandola, da Amandola ad Offida, e per fin da Ascoli a S. Benedetto, che pure è la parte meglio coltivata, dapertutto troverebbe esempj di un tale denudamento. Che più?.. poco distante da Montemonaco esisteva un paese detto « Collina » i cui abitanti vivevano di pastorizia; in tempi più vicini si sottomise quel terreno a coltura: oggi non resta del territorio di quel paese che la nuda roccia denudata dallo frane... 

Mi si assicurò, ed io ne vidi i tristi effetti, che mai le inondazioni dei fiumi furono tanto rovinose come in questi ultimi anni, in cui si allargò molto la cerealicoltura, dietro il dissodamento dei boschi. 

Non bastano adunque le enormi spese di coltura che chiedono i cereali, non basta il loro misero prodotto, ma vi è ancora a registrare un'altra spesa assai più considerevole: questo è il consumo del capitale fondiario, o a dir meglio, la dilapidazione, la demolizione... del fondo... 

Dietro tali considerazioni, io mi sono fatto una domanda: quanto costerà quel povero grano in tale stato di cose? - Colle cifre alla mano, provai a rispondere alla triste interrogazione, ma ottenni risultati così strani che non oso, per ora di comunicarvi, intanto provatevi vi prego, di rispondere voi stessi a quella domanda, e poi giudicate se in quei siti non convenga meglio per avventura il rinunciare a qualunque coltivazione, anziché continuare in quella via rovinosa; al postutto si avrebbe un magro pascolo, ma senza spese, senza lavoro, e quel che più importa lasciando la terra a suo posto. 

Io non dubito che quei paesi abbiano molto ad avvantaggiarsi dall'istruzione agricola quando anche non si ottenesse altro scopo che quello di metterli in via di non lasciare più oltre che si spoglino le loro terre; ma non c'illudiamo o Signori l'istruzione non basta a far progredire l'agricoltura in quei paesi. - Se l'agricoltore non può dare esitò a suoi prodotti né può importare con economia quelli di cui abbisogna. 

Egli trascura ogni utile insegnamento e si rivolge a provvedere anzitutto ai bisogni diretti della famiglia, poiché pel difficile accesso al mercato universale, alterato il naturale valore delle derrate, non può reggere alla concorrenza con prodotti più economicamente ottenuti, che la libertà commerciale gli pone a fronte.

L'apertura delle strade che porteranno in quei paesi il commercio, che assicureranno ai produttori l'esito delle derrate, procedendo di pari passo coll'istruzione agricola che impara a coltivare col maggior vantaggio, e tende a sradicare le cattive abitudini ed i pregiudizi, avran la potenza di far cessare quella moltiplicità di miseri prodotti in opposizione colla natura del suolo, per dar luogo ad altri della medesima più adatti e più produttivi. 

E quest' avvenire non è certamente molto lontano; le vie ferrate e le strade di comunicazione sempre cresenti preparano in questi paesi una rivoluzione industriale e commerciale; l'agricoltura anima dell'industria, alimento del commercio deve necessariamente seguitarne il progresso, atteggiandosi alle mutate condizioni economiche.
Ma il progresso in agricoltura è pur troppo lento e difficile, e tanta è la forza dell'abitudine nella classe agricola, che abbandonata a se stessa, non si decide spesso a radicali mutamenti che col succedersi delle generazioni. 

Mancava dunque all'agricoltura una direzione intelligente che la preparasse a tanto cambiamento, e svincolandola dalle tradizionali e viete costumanze, la mettesse nella prospera via delle arti sorelle, collocandola all'altezza dello sviluppo economico che si prepara.

Ma a chi affidaste voi o Signori, carica tanto nobile e diciamolo, non molto facile a disimpegnare? — Voi Faveto affidata ad un allievo del . ...... argomentando forse dal sapere del Maestro l'abilità del discepolo... ma di me non voglio intrattenervi; mi affretto piuttosto a cogliere questa circostanza, e l'afferro come cosa ardentemente desiderata, per dare qui pubblicamente un attestato di gratitudine e di riconoscenza all'ottimo mio Maestro, al quale vado debitore del poco mio sapere e della fortuna di trovarmi quest'oggi in mezzo a voi, onorato della vostra fiducia.

[ ...]

Compito a questo dovere che la riconoscenza doveva imporre a qualunquo cuore bennato, io adempio all'altro di ringraziare questa Eccellentissima Amministrazione provinciale e il Capo che si degnamente la presiede, della fiducia che vollero riporre nella mia povera persona. — Grazie a voi o Signori, grazie dal profondo dell'anima!

Finisco dichiarando che nell'adempimento dei miei doveri mi sarà scorta il mio Maestro, ne mi allontanerò da' suoi precelti. La vostra confidenza o Signori mi impone il dovere di meritarmela, ed io sarò indifesso al lavoro, e per quanto i miei deboli mezzi me lo consentiranno mi sforzerò di corrispondere alla vostra fiducia e all'aspettazione degli abitanti di questa nobile parte d'Italia.

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