Martedì, 18 Giugno 2024

Progetto Memoria

REGIONI DEL VULCANO

Dal fronte del fuoco: grazie vicinanza e della solidarietà

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La Sardegna Centroccidentale brucia, brucia come la mia anima.

Conservo ancora nella memoria le immagini di devastazione e di dolore provocate dagli incendi sviluppatisi nel Montiferru negli ultimi cinquantanni, ma ricordo soprattutto quelli del 1983 e del 1994.

Ho partecipato ad entrambi in prima linea alle operazioni di spegnimento.

Nell'estate del 1983 ero responsabile di un plotone antincendio dell'esercito della vicina Caserma Bechi Luserna di Macomer: una trentina di reclute che frequentavano il corso di car avanzato in caserma e che dall'inizio dell'estate si avvicendavano giorno dopo giorno rendendosi disponibili h24 su richiesta della prefettura per le emergenze e le operazioni di spegnimento.

Erano ragazzi del nord Italia che mai avrebbero pensato di trovarsi in un simile inferno!
Lo spegnimento degli incendi in quel periodo avveniva soprattutto con le squadre a terra costituite generalmente dagli operai del cantiere di Pabarile, i proprietari e i vicini dei terreni interessati all'incendio e dai volontari che accorrevano sul posto allertati dal signor Ambrogio, il banditore comunale che dagli altoparlanti del municipio al grido di Attenzione, attenzione fogu, fogu a cui seguiva la elencazione dei nomi delle località interessate dall'incendio, lanciava l'allarme.

I pochi elicotteri che operavano in Sardegna in quel periodo erano quasi sempre impegnati altrove (e te pareva!) e l'incendio lo spegnavano principalmente le squadre a terra. La dotazione individuale dell'esercito al plotone antincendio  era scarsissima, ridicola se paragonata a quella odierna: avevamo i flabelli individuali e qualche atomizzatore, non più di due o tre a plotone.

Raggiungemmo la località dell'intervento a bordo di due vecchi e lentissimi autocarri ACM e al primo crocchio di persone che incontrammo  lungo la strada  chiedemmo notizie dell'incendio e dove trovare il capo cantiere forestale di Pabarile che invece era tra loro.
Si notava subito la stanchezza di quegli uomini che lottavano da diverse  ore contro il fumo e le fiamme altissime. 
La zona assegnataci  era quella a occidente del Collegium Mazzotti più noto col nome La Madonnina, sulla SP 19 Santu Lussurgiu - Cuglieri. Si trattava di un vasto canalone di alberi  ad alto fusto (querce e lecci secolari, roverelle, corbezzolo) e imponenti macchie di rovi e arbusti della macchia mediterranea, delimitato a occidente dal massiccio rilievo di Sa Rocca 'e sa fazzada. 

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Sei nella Bocca del Vulcano!

Qui il tempo è più lungo diceva un mio amico e i sentimenti e le passioni bruciano come la lava del vecchio Vulcano che generoso di ceneri, lapilli, acque salutari e umori profondi, ha disegnato morfologie primordiali nelle cime e nei territori pedemontani.

Per delimitare e far conoscere questa straordinaria parte di Sardegna, abbiamo tracciato un cerchio ideale, fissando il compasso a Santu Lussurgiu e, calcolando un raggio di circa 50 km., abbiamo circoscritto le regioni storiche confinanti del Barigadu e del Guilcier ad Oriente che fanno da corona al grande Lago Omodeo; a quelle del Marghine e della Planargia a settentrione, per scendere lungo la costa occidentale e abbracciare il Montiferru, la penisola del Sinis e dell’alto Campidano che chiudono a sud il cerchio.

Qui ci sono i santuari dell'archeologia e della storia, gli abili artigiani e i loro straordinari manufatti, i prodotti agropastorali e dell'enogastronomia che i pascoli aromatici della macchia mediterranea, il microclima e il millenario sapere e abilità delle donne hanno reso ineguagliabili.

Qui trovi anche il concentrato delle tradizioni millenarie della Sardegna, dei canti, dei balli, dei colori, dei costumi, delle corse sfrenate di cavalli e cavalieri (sos homines de abbastu di dannunziana memoria), della religiosità e della fede, unitamente alle proposte migliori per le tue vacanze con collaudati e suggestivi itinerari naturalistici, archeologici, etnografici e spirituali.

Da noi soprattutto troverai degli amici sinceri che conoscono a fondo questa terra e che potranno offrirti la migliore assistenza per soddisfare i tuoi bisogni culturali, materiali o spirituali che cercavi.

Ancora grazie della visita e ... ARRIVEDERCI PRESTO!

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Il Marghine è una subregione della Sardegna centro-occidentale con popolazione di 23.127 abitanti, il cui centro principale è Macomer con circa 10.800 abitanti. Si estende a nord dall'altopiano di Abbasanta e ricade per intero nella provincia di Nuoro. I centri urbani che si trovano nella subregione sono Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus e Sindia. La regione prende il nome dall'omonima catena ed occupa una posizione baricentrica e strategica per le comunicazioni dell'intero territorio sardo. Sin dai tempi preistorici il Marghine, ed in particolare Macomer, ha rappresentato il punto di passaggio obbligato tra il Capo di Sopra e il Capo di Sotto, funzione che mantiene tuttora. La regione storica del Marghine detiene un patrimonio ambientale, archeologico e culturale di grande pregio e valore.

 

L’Unione di Comuni  Della Planargia e del Montiferru Occidentale è stata costituita mediante contratto stipulato tra i sindaci dei comuni di Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Scano Montiferro, Sennariolo, Suni, Tinnura, Tresnuraghes in data 26.09.2007 a rogito del Vice Segretario del comune di Bosa Rep n. 1910 registrato a Macomer il 11.10.2007 al n. 1154, Mod 1

Logo Unione Comuni Fenici

L'UNIONE DI COMUNI DEI FENICI ha sede in località Gutturu Olias - 09090 Palmas Arborea (OR) Telefono: 0783-255202. È costituita dai Comuni di Cabras, Palmas Arborea, Riola Sardo, Santa Giusta e Villaurbana.

L'Unione dei Comuni del Guilcier è stata istituita il 24 gennaio 2008 quando a Ghilarza, i Sindaci dei Comuni di Abbasanta, Aidomaggiore, Boroneddu, Ghilarza, Norbello, Paulilatino, Sedilo, Soddì, e Tadasuni, hanno sottoscritto l’Atto Costitutivo, convalidando la costituzione del nuovo ente. Il Guilcier è un’area geografica situata al centro dell’isola ed è, da secoli, crocevia di attività e commerci, comprende un altipiano basaltico e la sottostante pianura dove scorre il fiume Tirso e si trova l’invaso artificiale del Lago Omodeo. Il Guilcier raccoglie numerosi tesori archeologici, tra i quali ricordiamo per importanza il Nuraghe Losa di Abbasanta, la Chiesa di San Pietro di Zuri, la Torre Aragonese a Ghilarza, il complesso archeologico di Santa Cristina a Paulilatino, la foresta pietrificata a Soddì e la Chiesa dei Templari a Norbello. A Tadasuni è di notevole interesse il museo degli strumenti musicali e ad Aidomaggiore la chiesa di Santa Greca, da non dimenticare infine, a Sedilo la famosa 'Ardia' che si svolge in onore dei festeggiamenti di San Costantino i primi giorni di luglio.

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